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In vendita la storica libreria Minerva aperta 68 anni fa

In vendita la storica libreria Minerva aperta 68 anni fa

Il titolare Vittorio Bazzani: «Non c’è più il lavoro d’un tempo e la città muore». Critiche a chi amministra e ai concittadini

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CARRARA. Chiusure e vendite: basta camminare per il centro cittadino per imbattersi in cartelli qua e là che annunciano o l’una o l’altra decisione da parte dei titolari di attività produttive. Una situazione a macchia di leopardo negli ultimi anni.

Il cartello con scritto “In vendita”, ora si legge anche sull’ingresso della libreria cartoleria ed edicola Minerva, in via Cavour, di Vittorio Bazzani, 58 anni («Se non fosse stato per la Fornero, a quest’ora sarei in pensione»). Il negozio esiste in città dal 1947, Bazzani conserva una medaglia dell’associazione commercianti, quando nel 1977 vennero premiate le aziende più longeve: allora la Minerva stava nel mondo del commercio da trent’anni.

Oggi, con alle spalle 68 anni di attività, la cartoleria libreria è in vendita. «Non intendo chiuderla. Sto qui, continuo a lavorare finché non trovo un acquirente – spiega Vittorio Bazzani – Questa libreria la aprì una zia di mio padre. Vorrei che qualcuno subentrasse». La libreria ha un buon giro di clienti, da anni fidelizzati. Bazzani sa cosa vuol dire accogliere tutti con il sorriso (anche se si parla della “città che muore”), scambiare due chiacchiere mentre il cliente acquista giornali, quaderni, libri, e altro.

«I miei due figli hanno la loro occupazione, non continueranno il mio mestiere. Carrara sta morendo, non c’è più il lavoro di un tempo, si fatica e basta. Ristrutturare il negozio? Avrebbe un costo che oggi non vale la pena di affrontare». Ma non vorrebbe veder sparire la libreria Minerva. «Qua ormai ci sono tanti pensionati, pochi uffici di enti perché tanti sono stati spostati a Massa. Il sabato ora è chiuso anche il Comune. Fra gli abitanti ci sono tanti extracomunitari, che sono i benvenuti, certo, ma molti di loro i soldi che guadagnano li mandano alle famiglie nel loro Paese, e qui spendono il minimo indispendabile». Racconta che tempo fa aveva lanciato ai suoi colleghi commercianti, un’idea provocatoria: affiggere su tutte le vetrine in città, il cartello “Vendesi attività”. Provocazione verso chi? «A chi ci amministra, a chi deve curare la città. Ad esempio le aiuole in piazza Matteotti sono pietose. La vasca del Cavallino è quasi sempre vuota».

Però Bazzani è critico anche con i propri concittadini: «I netturbini puliscono ma poi la città resta in mano ai maleducati, che non tolgono da vie e marciapiedi lo sporco dei loro cani, che ammassano immondizia attorno ai cassonetti. Ci vorrebbero più controlli, e più multe». Mentre parla entra una anziana cliente e lo ascolta: «E’ vero, è vero» dice. Compra un giornale e se ne va.

A fianco della cartoleria ha cessato l’attività da qualche tempo un negozio storico di frutta e verdura. I fondi aspettano una qualche rinascita. Il commercio tenta in tutti i modi di essere attraente, anche con spostamenti da un fondo all’altro (magari dove l’affitto è meno costoso). Fra gli esercenti che continuano a investire e a credere in Carrara, molti si spezzano la schiena per stare “al pezzo” dalla mattina alla sera, a fianco dei dipendenti, “perché il lavoro va curato di persona”. E’ una delle regole per la fidelizazzione del cliente. Ma basterà, almeno per quanto riguarda il commercio, a non far più dire che Carrara muore?

Vittorio Bazzani ha deciso di “resistere” finché non riuscirà a vendere la propria libreria.

Cinzia Carpita

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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