Sicurezza
Tonelli: «Marmo, non va bene il canone sul prezzo di vendita»
Il dirigente in commissione parla delle decine di ricorsi e boccia la proposta lanciata dagli industriali per pagare
CARRARA. Il canone di concessione degli agri e’ il “punto dolens” nella gestione del lapideo: lo ha detto Marco Tonelli, dirigente del settore marmo. «Abbiamo 99 ricorsi pendenti solo su questo tema, anche per questo aspettiamo la Legge Regionale» ha spiegato, lasciando intendere che questa però difficilmente sara’ pronta prima delle elezioni. La spina nel fianco dell’amministrazione nella gestione del pianeta lapideo non sono i beni estimati come molti pensano ma la determinazione del canone di concessione. Tonelli, dirigente del settore marmo, nel presentare alla commissione Affari generali la bozza di Regolamento degli Agri già approdata in commissione Lapideo a giugno dello scorso anno, ha toccato uno dei temi più scottanti del momento, anche alla luce delle 12 citazioni in giudizio presentate da altrettante aziende contro il municipio per contestare canone di concessione e contributo regionale. A oggi, l’amministrazione punta tutto su una valutazione “a priori”, incentrata sulla determinazione di un valore medio di produzione cava per cava. Un metodo definito “tortuoso” da Assindustria, che solo qualche giorno fa aveva chiesto di applicare piuttosto le tariffe ai prezzi effettivi di vendita. Una valutazione a posteriori, fatta sulla base del materiale realmente estratto, sollecitata anche dal consigliere Matteo Martinelli (M5S).
«A Carrara vengono estratti 30-40 mila blocchi all’anno, come si fa a controllarli tutti?» ha spiegato il dirigente, aggiungendo che certo, l’Osservatorio sui prezzi del marmo previsto del Nuovo Regolamento «potrebbe aiutare» grazie alla collaborazione di enti quali l’Istituto Studi e Ricerche o Imm, anche se «i problemi saranno gli stessi che abbiamo ora». La criticità, ha detto chiaramente Tonelli, è stabilire quale sia il prezzo di riferimento: «Quello al monte o quello al piano? Stiamo parlando di due cose molto diverse» ha detto il dirigente. «Noi le fatture non le vogliamo nemmeno vedere» ha dichiarato il numero uno del settore Marmo, perché da un lato «c’è il problema della sottofatturazione» come dimostra l’inchiesta della Procura, e dall’altro «le aziende del monte e quelle del piano hanno legami tali per cui i prezzi di vendita sono spesso convenzionali». Insomma secondo Tonelli, per un motivo o per l’altro, le cifre che circolano in cava «non rappresentano il vero prezzo di vendita». Di qui la decisione di puntare sul valore medio di produzione cava per cava, un sistema più complicato ma secondo gli uffici più attendibile. Anche perché, ha ricordato il dirigente, rispetto al canone di concessione, «la Regione se n’è lavata le mani delegando tutto al comune e possiamo solo sperare che l’inchiesta della magistratura ci aiuti».
A questo quadro già complesso, si aggiunge lo spettro delle azioni legali, arma a cui le aziende del marmo ricorrono con sempre maggiore frequenza: «Come ci muoviamo ci piovono addosso ricorsi, li ho contati, quelli attualmente pendenti sono 99» ha spiegato Tonelli, sottolineano che proprio per tutelarsi dal punto di vista giuridico, il municipio sta attendendo la legge Regionale sulle Attività Estrattive, che è comunque uno strumento sovraordinato rispetto al Regolamento degli Agri. Il problema è che secondo i rumors che arrivano da Firenze difficilmente la bozza approvata dalla giunta toscana approderà in consiglio regionale prima della fine della legislatura: il tempo è davvero risicato e l’ultima seduta utile, prima del voto, è fissata per il 5 aprile. Sembra proprio che chi sperava di veder approdare in tempi brevi in consiglio comunale il Regolamento degli Agri si dovrà mettere l’anima in pace e che quel “cambio di passo” dell’amministrazione anche nella gestione del lapideo non sarà così imminente. Anche per questo, Claudia Bienaimè di Carrara Bene Comune ha accusato il municipio di non avere una reale volontà di procedere e ha tacciato il dirigente Tonelli di disfattismo e di “tirarsi addosso i ricorsi”. Lapalissiana la replica del diretto interessato: «Non si preoccupi consigliera, tra un anno e due mesi andrò in pensione».
Cinzia Chiappini
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