Il dolore
Scontri per le foibe, sfilano i testi
Si cerca di ricostruire quanto accaduto nel febbraio di tre anni fa in centro città
MASSA. Una vicenda di scontri e botte, sullo sfondo della politica, finita in tribunale con un processo per lesioni che vede sul banco degli imputati padre e figlio, due personaggi molto conosciuti a Massa, Angelo e Francesco Mangiaracina..
Era stato un pomeriggio tremendo per Massa quello del 12 febbraio 2012. Da una parte i ragazzi di estrema sinistra, dall'altra gli estremisti di Forza Nuova. Ci furono lanci di pietre, bastonate, manganellate, cartelli divelti, traffico impazzito, cariche della polizia. Scene di guerriglia urbana in centro, in una lunga livida giornata di tensione finita a sera. L'innesco era stato il presidio organizzato da Casapound e da altre formazioni della destra per commemorare le vittime delle foibe. I Carc erano scesi in piazza per impedirlo e nonostante lo spiegamento di forze era successo il pandemonio. E gli scontri si erano spostati anche davanti al punto di ritrovo di Forza Nuova.
A fare le spese di un pomeriggio di tensione e scontri era stato Enrico Ricci, all'epoca militante dei Carc, picchiato - secondo l’accusa - selvaggiamente da quelli di destra. Con le spranghe e i bastoni. Da qui l'indagine e il processo a Francesco Mangiaracina, segretario provinciale di Fn, e al padre Angelo (difesi dall’avvocato Enzo Frediani).
Ricci, rappresentato dall'avvocato Michela Poletti, si è costituito parte civile e vuole essere risarcito per quello che ha subito. In tribunale, davanti al giudice Cristina Ponzanelli, sono stati sentiti i primi due testimoni del pubblico ministero. I giovani hanno cercato di ricostruire le fasi più concitate dei quel febbraio di tre anni fa. Ma il primo giovane sfilato sul banco dei testimoni non ha saputo precisare chi, nel momento della zuffa, abbia preso o ricevuto le botte. E Il secondno testimone sentito in aula ha invece riconosciuto, fra i protagonisti dello scontro, Francesco Mangiaracina, non menzionando però il padre.
Il processo è stato quindi aggiornato al prossimo 26 marzo: in quell’occasione saranno ascoltati ben cinque testimoni del pubblico ministero.
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