Il Tirreno

Chiude nei weekend l’area chirurgica

Allarme lanciato dal Comitato per la Salute sull’annunciato stop al Sant’Antonio Abate di Fivizzano

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FIVIZZANO. Grido di allarme del Comitato per la Salute in Lunigiana per la chiusura il sabato e la domenica dell’area chirurgica dell’ospedale Sant’Antonio Abate.

«Come previsto dai Patti territoriali - scrive il Comitato - dal 28 febbraio l’area chirurgica che, già nel tempo, ha subito drastici tagli di posti letto e personale dovuti all’accorpamento del reparto di chirurgia con quello di ortopedia, chiuderà i battenti il sabato e la domenica per riaprire il lunedì».

Per il Comitato, ciò che risulta grave è che «in questo modo l’attività chirurgica/ortopedica si limiterà all’attività programmata e non sarà più in grado di garantire le urgenze in un territorio montano, con una viabilità disagiata e che non è servito dall’autostrada mettendo a rischio la vita di tutti i cittadini che risiedono nella Lunigiana orientale». E qui arriva la critica ai politici «tutto ciò purtroppo accade con il bene placido dei sindaci che hanno avvallato questa riduzione del servizio chirurgico firmando i così detti “Patti Territoriali” con la Regione e di una parte dei sindacati molto più interessati a creare posizioni dirigenziali che prima non esistevano con un ulteriore aggravio di costi del personale, ulteriori costi che andranno sempre più a discapito della qualità dei servizi».

Quindi l’invito «cosa aspettano i nostri sindaci a opporsi a questa politica e a pretendere il rispetto del diritto alla salute per i cittadini, pensando ai più deboli, agli anziani, a chi vive lontano dai servizi in zone marginali». Il Comitato polemizza poi con la Regione Toscana «che impiega il 75% del suo bilancio in sanità e ha recentemente deliberato ulteriori tagli ai fondi delle Asl toscane mentre in questi ultimi anni ha già tagliato posti letto, aumentato i ticket sanitari , introdotto il contributo alla digitalizzazione, chiuso reparti negli ospedali medi e svuotato i piccoli ospedali in zone disagiate,chiuso punti nascita senza che siano previsti percorsi alternativi e in sicurezza per le donne in gravidanza, ha lasciato, zone come la Lunigiana, senza assistenza pediatrica nei notturni e nei festivi indebolendo sempre di più la catena dell'emergenza-urgenza nella zone montane. Insomma, per gli ospedali montani si prospetta una lenta morte per inedia».

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