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Nave contro la Torre piloti parla il perito del Gip

Nave contro la Torre piloti parla il perito del Gip

Il legale della famiglia di Gianni Iacoviello: nel mirino del consulente manovre e motori. Mamma Stella: logorante attesa della giustizia, piango dal 7 maggio 2013

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CARRARA. «Ci sembra molto lontano il tempo della giustizia. Tiriamo avanti ma per ora, al contrario di quello che dicono tutti, il tempo non aiuta. E ci sono giorni in cui vorrei essere lontana da qui. Penso a quando arriverà il 7 maggio, ma è stato brutto anche sotto le feste di Natale, e a novembre per la ricorrenza dei morti». Mamma Maria Stella, sta ancora piangendo, quasi tutti i giorni, a 21 mesi dalla morte del figlio, Gianni Iacoviello, il sottufficiale che ha perso la vita a 35 anni il 7 maggio 2013, quando la nave Jolly Nero abbattè in manovra la Torre piloti sul Molo Giano del porto di Genova.

Le vittime furono nove: l’ultima a essere recuperata in mare, fra le macerie della torre, fu Gianni Iacoviello. Era il 17 maggio, dieci giorni dal crollo. Fu il dolore, lo strazio, che mamma Stella (assieme al marito Flavio, le figlie Sara e Simone, ed a Stefania fidanzata di Gianni) condivise con le altre mamme dei “ragazzi” del Molo Giano. Ancora adesso lo condivide con loro, anche perché oltre al dolore della perdita dei figli, per le famiglie c’è una ferita che rimane aperta nell’attesa che si concluda il procedimento della magistratura su quanto accaduto. Al momento l’indagine è in corso, Nel registro degli indagati sono state iscritte a vario titolo diverse persone, fra cui l’allora comandante della nave che il gruppo Messina ha poi venduto a un operatore di Dubai per lo smantellamento.

La nave era stata dissequestrata nel 2014 dopo una perizia a bordo, chiesta dai Messina al Gip, per verificare l’eventuale coinvolgimento di rimorchiatori quella notte della tragedia. Lo scorso anno si è svolto il sopralluogo preliminare del perito del tribunale a bordo del cargo Jolly Nero, disposto dal giudice Ferdinando Baldini: l’accertamento del perito Alberto Marinò del’Università di Trieste, su motori e a parti tecniche, durò sette ore. Il 14 maggio c’era stato l’incidente probatorio: messi agli atti della procura e a disposizione delle parti, due video. Ieri nuova udienza a Genova in cui è stata esposta la perizia dell’ingegner Marinò disposta dal Gip Baldini: per la famiglia Iacoviello c’era l’avvocato Romanelli di Genova: «La consulenza degli armatori ha sollevato eccezioni sostenendo che la perizia, nella ricostruzione dei movimenti della nave (basata anche su un video di un privato) era stata fatta senza i consulenti di parte degli indagati. Il perito non avrebbe discusso in contraddittorio. Io ritengo che l’eccezione sollevata sia inconsistente, ma credo che si potrebbe rinviare di una decina di giorni, per ripetere il tutto alla presenza di tutte le parti. Quindi per quanto riguarda quel video vedreo cosa verrà deciso della prossima udienza».

«Secondo il perito del Gip – aggiunge l’avvocato Romanelli – quella notte non è entrata la marcia avanti della nave e non sarebbero state fatte in tempo manovre per evitare quanto accaduto; quando sono state mollate le ancore, ormai non c’era più tempo». La nave si è schiantata contro la torre piloti. «La perizia del consulente del Gip verrà messa nel fascicolo del dibattimento con l’incidente probatorio». Le prossime udienze , il 16 e 17 marzo per il controesame della difesa degli indagati, che sostiene responsabilità dei rimorchiatori, e per le parti civili. All’udienza di ieri c’erano anche le sorelle di Gianni Iacoviello. «Sì, hanno voluto essere la – dice mamma Stella - Io no. La giustizia ci deve aiutare a darci un po’ di pace. Io vivo nel dolore dalla mattina alla sera, bassta un nulla e mi metto a piangere. Mi rassereno un po’ stando nella natura. Passeggio in montagna con il mio cane; mio marito mi ha comperato i rampini per non cadere. Lassì sui monti, mi sento meglio, lascio i problema qui, e quando mi viene un momento di sgomento il mio cane mi guarda fisso come per dirmi “non piangere più”. Ma l’attesa logora: se arrivasse il momento della giustizia forse cominceremmo, ie le altre mamme, ad andare avanti in modo diverso».

Cinzia Carpita

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