Sicurezza
Marmette difettose, imprenditore del marmo assolto
La maxi fornitura di verde Alpi per la nave da crociera della Msc si rivelò difettosa: ma per il giudice non c'è stata frode
CARRARA. Non c’è stata nessuna frode. Il materiale, quelle marmette verde Alpi che dovevano finire in una nave della Msc Crociere, può essere sì risultato difettoso ma l’imprenditore del lapideo che era finito a processo con l’accusa di frode in commercio, non ne era a conoscenza e non avrebbe potuto prevederlo. E, soprattutto, non aveva alcuna volontà di mettere in atto una frode ai danni dei fornitori del colosso delle navi da crociera.
Termina con un’assoluzione, «perchè il fatto non costituisce reato» il processo a carico dell’imprenditore apuano del settore lapideo Franco Mariani.
Anche il pubblico ministero, al termine dell’istruttoria, aveva chiesto l’assoluzione, arrivata con la sentenza del giudice Fabrizio Garofalo. Il commento a caldo è dell’avvocato difensore, Federico Persiani: «Per un imprenditore l’accusa di frode in commercio è molto pesante, sarebbe come se avessero accusato il mio assistito di aver venduto come parmigiano reggiano quello prodotto in Cina. Nel corso dell’istruttoria è stata dimostrata la sua competa buona fede: il materiale può essersi rivelato difettato, ma anche questo deve essere dimostrato, ma si tratta di problemi di carattere civilistico. Non di rilevanza penale, perchè non c’è stata la volontà di frode».
La vicenda, conclusa in primo grado con un’assoluzione, prende le mosse da una fornitura di marmette (mattonelle) di verde Alpi assoluto che avrebbero dovuto finire, insieme ad altri materiali, fra cui il marmo bianco, nella pavimentazione di una nave la B33, del gruppo Msc.
Le marmette, una volta collaudate, si sarebbero incurvate e, secondo l'accusa, avrebbero causato un grave danno all'azienda che si era rivolta a un fornitore apuano, Franco Mariani, che è finito a processo. Il giudice nell’ambito delle prime udienze aveva sentito l'imprenditore Borici, titolare dell'azienda che aveva acquistato la fornitura per la pavimentazione della nave: «Era materiale scadente, lo abbiamo testato nel nostro laboratorio e si è incurvato».
La difesa aveva cercato già di precisare, durante l'udienza, che la non planareità delle marmette sarebbe stata provocata dal fatto che il materiale, verde Aslpi assoluto, sarebbe stato testato su pianali caldi. E questo avrebbe provocato i problemi contestati sulla fornitura, e finiti al centro di due procedimenti, uno civile e uno penale.
Nell’udienza che ha preceduto la discussione (e la sentenza) sono stati sentiti anche alcuni esperti posatori del settore lapideo. E tutti quanti hanno attestato che il tipo di allineamento dei materiali, marmo bianco e verde Alpi, è un connubio piuttosto comune, che è sempre stato fatto per lavori in giro per il mondo. Quindi, proprio gli addetti ai lavori avrebbero esclusa la possibilità di un azzardo nel mescolare pietre che, da sempre, hanno ribadito a più riprese, vengono utilizzate insieme. Quindi non era prevedibile che quelle marmette, da cui è scattata la denuncia e per cui è partito il processo, “buttassero male”.
Al termine dell’udienza, e dopo la parola degli esperti, il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione a cui si è associato l’avvocato della difesa, Federico Persiani. Dopo una breve camera di consiglio è arrivata la sentenza del giudice Fabrizio Garofalo.
L’imprenditore carrarese è stato assolto dall’accusa di frode in commercio, “perchè il fatto non costituisce reato”.
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