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MASSA. L’Asl ha un’infinità di fornitori, migliaia. Chi presta servizi - dalle pulizie alla manutenzione degli immobili - chi vende beni, presidi e farmaci in primis. Tra quella miriade di fornitori - stiamo parlando degli anni pre buco - ce n’è uno “speciale”: non ha nome, non ha sede legale, non ha codice fiscale. Un illustre sconosciuto. E non finisce qui: a tutti i fornitori l’azienda apuana deve parecchi soldi, a quel fantomatico fornitore assolutamente no. Piuttosto è lui a dovere soldi all’Asl e tanti. Un credito enorme che si alimenta di anno in anno, abbattendo l’esposizione debitoria dell’azienda.

Così, quando i conti non tornano e la Procura punta la lente sui bilanci Asl, ai consulenti balza subito agli occhi l’inusuale posizione di quel fornitore. Ed è da lì che le indagini muovono i primi passi. Lo ribadisce, ieri mattina, in aula Andrea Nino Battaglia, perito della procura. È lui a ricostruire, di fronte al giudice Giovanni Sgambati, il lavoro certosino fatto per scoprire cosa si nascondesse tra le pieghe della contabilità Asl: alla sbarra, con l’accusa di falso in bilancio, c’è Ermanno Giannetti, ex direttore amministrativo dell’Asl 1, già condannato (con rito abbreviato) a 5 anni e 6 mesi per peculato. Il perito risponde alle domande del pm Alberto Dello Iacono e descrive il sistema di «occultamento dei debiti», «gli artifizi contabili», le «movimentazioni non documentate». Analizza un quinquennio: dal 2004 al 2009, ma dalla sua consulenza esclude i primi due anni, gli eventuali illeciti riferiti a quel periodo sono, infatti, già coperti da prescrizione.

Ma negli anni oggetto di consulenza a far accendere la lampadina, come dicevamo, è il fatidico fornitore, quello che deve soldi, tantissimi soldi, all’Asl. Senza che si capisca chi è e - aggiunge Battaglia - che tipo di servizi abbia garantito all’azienda. Un sistema, secondo la Procura, per abbattere il debito. Per spiegare: l’Asl - stando ai dati emersi in aula - nel 2007 deve ai suoi fornitori circa 100milioni. Tanto denaro che va - è l’ipotesi dell’accusa - nascosto sotto il tappeto: ecco quindi la soluzione. Ai 100 milioni di debito vengono sottratti i 57 di credito nei confronti del fornitore sconosciuto. Risultato: l’esposizione debitoria in bilancio è ridotta a 52 milioni.

Il meccanismo si affina nel 2007 quando il credito sale a quota 88milioni «senza giustificativi», vale a dire senza spiegare chi realmente vantasse il credito e perchè. A fronte di un’esposizione reale di 112 milioni, in bilancio ne risulta una di 23. E tutto nonostante pagamenti lentissimi, quasi da contagocce, con i fornitori. Un “giochino” che sarebbe andato avanti per anni, dal 1998, e che nel 2008 - forse perchè gli importi sono da capogiro - diventa troppo rischioso. Così la posizione del fornitore x scompare, è azzerata, compaiono invece altre tre voci di credito a cui sono associate specifiche cifre (58 milioni alla gestione stralcio). Ma quelle tre cifre sommate - spiega il perito - confermano gli 88 milioni del 2007. Da un tappeto all’altro.

Non solo azioni sul debito-credito, ma anche una serie di «strane registrazioni». Nel 2006 - emerge in aula - le spese per il personale vengono registrate al contrario: l’uscita diventa entrata, per circa 2milioni. Altra tecnica è l’azione sulla nota di credito, vale a dire sull’eventuale sconto che il fornitore fa, a posteriori, all’Asl. Lo sconto non c’è, l’atto che lo certifichi neppure, ma in bilancio risulta eccome. Altro stratagemma, incrementare il patrimonio. Ecco quindi che l’ospedale di viale Mattei - non c’è neppure una pietra - finisce tra i beni immobili: nel 2009 per un valore di 60 milioni (nel 2006 per soli 4 milioni). I meccanismi si affinano: l’Asl ha un debito importante con la Don Gnocchi - per citare un altro esempio del consulente - ma Don Gnocchi cede il suo credito all’Inps che diventa, quindi, il nuovo creditore. Nei bilanci Asl, però, quel debito scompare e ai soldi dovuti all’Inps non si fa neppure un accenno. Dal 2008 arriva la certificazione esterna del bilancio e tutto si complica, ma rimangono le tre voci di credito e una sovra capitalizzazione dell’ospedale ancora inesistente. Risulta persino un utile di 8 milioni e oltre, quando - stando alla consulenza - la perdita è di diverse decine di milioni. Un quadro che, per punto, dovrà scardinare l’avvocato Franco Perfetti nel corso della prossima udienza quando contro interrogherà il perito.

Chiara Sillicani

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