La manifestazione
carte bollate nel marmo
Una giungla di oltre duecento ricorsi
Cinzia Carpita
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Marmo e ricorsiTar, Consiglio di Stato, Tribunale in sede civile e arbitrati: è la guerra infinita dei canoni fra Comune e imprese
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CARRARA. Oltre duecento ricorsi di imprese lapidee, negli ultimi anni, contro canoni comunali e contributo regionale sull’escavazione. Una giungla di ricorsi, fatti a volte per gruppi di aziende, e a volte singolarmente. Ricorsi al Tar, appelli del Comune al Consiglio di Stato, ricorsi in tribunale in sede civile.
Argomento scottante, in quanto annosamente non risolto fra amministrazioni e associazioni di categoria.
Dalla scorsa estate di cose ne sono accadute, fra polemiche, prese di posizione, fino al recente passo della magistratura che sulla base di indagini sulla complessa questione dei canoni del marmo, ha deciso di chiedere rinvii a giudizio che riguardano attuali e passati amministratori.
l sindaco Zubbani nel luglio del 2014 dichiarava: Dal 2012 abbiamo autodeterminato le tariffe del marmo e così continueremo a fare. E' dal 2009-10 che non partecipiamo più ai tavoli con le associazioni di categoria. Una rottura avvenuta su qualche visione di prospettive anche strategiche. Il mancato rispetto degli accordi del 2008, l'emendamento del 2009 non andato a buon fine. Il non dialogo che noi interpretiamo come una scarsa sensibilità delle imprese verso la città, come un atteggiamento padronale non sopportabile. In questo conflitto rientrano gli oltre 200 ricorsi degli ultimi anni contro il Comune, per la questione delle tariffe e del canone ambientale».
Sempre nel luglio scorso, il presidente della commissione bilancio, Roberto Conserva osservava: «Circa il 20 per cento dei canoni del marmo non vengono riscossi e su 19 milioni di gettito previsti, vengono quindi a mancare 4 milioni».
Ad oggi la situazione dei ricorsi è la seguente: tre ricorsi contro sentenze del Tar sono pendenti al Consiglio di Stato al quale si è appellato il Comune. Le imprese contestano il sistema adottato dal Comune sganciato dagli accordi dopo il 2011. Per i bienni 2012-13 e 2014-15 è stato applicato il regolamento sulla determinazione del canone e di conseguenza sulla determinazione del contributo regionale.
Oltre ai ricorsi al Tar relativi al 2012-2013 che ha dato ragione ai ricorrenti e il Comune ha fatto appello; per il 2014-15 ci sono stati due ricorsi: nel primo caso si sono mosse una quindicina di aziende assieme all’Associazione industriali, e nel secondo caso poche aziende singolarmente. Le questioni portate al Tar sono ancora ferme a quel livello.
Inoltre dodici imprese (che avevano già fatto ricorso al Tar) sono ricorse al tribunale con citazioni in sede civile: un’udienza si è svolta il 27 gennaio scorso e il Comune dopo avere presentato le proprie memorie, ha chiesto che tutti i 12 casi vengano riuniti in un unico procedimento. Dovrà decidere il presidente del tribunale.
Ci sono aziende che compaiono in vari ricorsi nel tempo, per cui il quadro è complesso. Poi ci sono gli arbitrati, una forma di confronto per addivenire ad accordi sui canoni del marmo. Sei arbitrati su dieci che erano stati aperti, si sono conclusi a favore del Comune, ma nel 2014 se ne sono presentati sulla scena altri quindici, non ancora partiti però, perché a quanto si apprende dal Comune, il presidente del tribunale li ha congelati in attesa che si chiarisca meglio il quadro sugli altri procedimenti in atto (ricorsi).
Intanto come va il gettito comunale del marmo? Nel 2014 sulla base del fatturato della produzione totale dai blocchi ai detriti desunto dai passaggi alle pese, si è attestato su circa 19 milioni e settecentomila euro. In linea con quanto previsto dall’assestamento di bilancio al novembre scorso, meno di quanto previsto nell’agosto 2014. Ma l’incasso vero e proprio è ancora in fase di conteggio, rispetto alle fatturazioni. E inoltre negli incassi del 2014 entrano anche alcuni rateizzi (possibilità concessa alle aziende) su importi dovuti negli anni precedenti. <QM>(c.car.)
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