Sicurezza
Appaltopoli, la Cassazione fa uno sconto a Santacroce
Per l’imprenditore la pena di tre anni è definitiva, in appello era andata peggio Rispetto al secondo grado non è stato ravvisato un caso di corruzione in carcere
MASSA. Tre anni. È la sentenza di condanna definitiva della Cassazione nei confronti di Prospero Santacroce, l’imprenditore apuano coinvolto nell’appaltopoli in carcere. I giudici non hanno contestato una delle truffe e così hanno ridotto la pena di tre anni e quattro mesi che la corte di appello di Genova aveva stabilito circa un anno fa. In primo grado invece il giudice era stato di mano più leggera, fermandosi a due anni e sei mesi.
I giudici d'appello avevano dato ragione al sostituto procuratore Rossella Soffio: i casi di corruzione nell'appaltopoli in carcere erano due, oltre a quello di Salvatore Iodice, ex direttore, c'era pure quello di Salvatore Cantone, contabile della casa circondariale. Per questo l'imprenditore Santacroce si era visto portare la condanna da due anni e sei mesi, col rito abbreviato, a tre anni, quattro mesi e venti giorni. Non solo: i giudici di Genova avevano accolto anche le richieste di condanna per truffa e frode per quanto riguarda gli appalti eseguiti - per modo di dire secondo il pm - alla rotonda, nell'infermeria e all'impianto di illuminazione della casa circondariale. La Cassazione invece ha rivisto i reati contestati cancellando la corruzione di Cantone.
Santacroce sia in primo che in secondo grado - e adesso anche in via definitiva - è stato giudicato colpevole di corruzione per la gara dei fari, per avere con l'ex direttore Iodice in pratica predisposto una gara apparente «avendo già fatto predisporre un preventivo dalla ditta Ciesse». Sempre per la gara dei fari gli è stato riconosciuto il concorso per aver «turbato la regolarità della gara». L'importo dell'appalto fu di oltre ventimila euro, che si aggiudicò la Ci-Esse elettric.
De Mattia in primo grado e il giudice di appello avevano rinvenuto una condotta non lecita anche per quanto riguarda i lavori di messa in sicurezza della rotonda, un cantiere che ha fruttato alla Comies - l'altra ditta di Santacroce - 175.000 euro. In pratica l'imprenditore secondo l'accusa - e secondo i giudici di primo e secondo grado - si era messo d'accordo con altri imprenditori per ottenere l'appalto. E la Cassazione ha controfirmato perché si trattava di un'assegnazione fatta ancor prima del sopralluogo. Confermate le accuse del pm anche nella gara del pozzo artesiano, che si trova nel parcheggio esterno del carcere: l'appalto era stato affidato alla Comies con lo stesso sistema utilizzato per la rotonda.
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