Il dolore
Massa Carrara, più infrastrutture e più porto per rilanciare l’industria
Enti locali, politici e sindacati in sintonia chiedono investimenti sul territorio Adesso o mai più. E Gozzani (Cgil) attacca le senatrici 5 Stelle: non collaborano
MASSA. Rendere attraente (per gli investitori) la zona industriale, creare le infrastrutture idonee per l’insediamento di nuove imprese e per la crescita di quelle esistenti; potenziare il porto di Marina di Carrara. Sono i punti («pochi, ma chiari e realizzabili», dicono i sindacati) contenuti nella bozza dell'accordo di programma che le istituzioni locali il 19 febbraio porteranno al tavolo del Ministero dello Sviluppo economico. Obiettivo: ottenere risorse. 110 milioni di euro: questa la cifra «indispensabile per ottenere i risultati sperati».
Lo ha deciso il tavolo istituzionale che si è riunito sabato 7 a Palazzo Ducale e a cui hanno partecipato Cgil, Cisl e Uil, il presidente della Provincia, Narciso Buffoni, il sindaco di Massa e il vicesindaco di Carrara, rispettivamente Alessandro Volpi e Andrea Vannucci; il presidente della Camera di Commercio, Dino Sodini e quello del Consorzio Zia, Cesare Ugolotti; i consiglieri regionali Loris Rossetti e Paolo Marini e i due parlamentari locali, Martina Nardi e Andrea Rigoni, entrambi del Pd.
«Mancavano all'appello anche questa volta – lamenta il segretario provinciale della Cgil, Paolo Gozzani – i parlamentari Cinque Stelle (le senatrici Sara Paglini e Laura Bottici) che sono lontani dalle problematiche del lavoro locale e non stanno collaborando in nessun modo». Tutto il mondo del lavoro intorno a un tavolo, quindi, per capire come rilanciare la zona industriale e creare lavoro nel territorio. E mentre nelle stanze del palazzo rosso si parlava, fuori, in piazza Aranci, ha preso vita un presidio dei lavoratori che da questo percorso istituzionale si aspettano tanto. La speranza nel vaso del Pandora, insomma. «È il momento cruciale per eccellenza: o portiamo a casa risultati adesso o sarà difficile, se non impossibile, riprendersi», commenta dalla piazza Michele Folloni, segretario provinciale della Fim Cisl, che ormai incomincia a faticare a tenere il conto delle vertenze aperte in provincia nel suo settore: quello, appunto, della metalmeccanica. «Abbiamo bisogno di soldi per creare le condizioni per attirare investimenti altrimenti non andiamo da nessuna parte», chiarisce. Momento cruciale anche perchè in altre zone in crisi, vedi Piombino, la Regione e anche il governo si stanno muovendo per interventi strutturali importanti. E Massa Carrara non vuole restare fuori.
I sindacati ieri hanno quindi portato il loro progetto di rilancio, accolto in buona parte nella bozza dell'accordo di programma. Pochi punti, appunto «ma fattibili». Anzitutto le bonifiche, per cui la Regione Toscana dice di poter stanziare 3 milioni di euro. Ci sono poi le infrastrutture da realizzare e il potenziamento del porto.
C’è poi la questione dei capannoni inutilizzati in zona industriale. Vuoti perchè c’è la crisi, d’accordo. Mac anche perchè le aree della zona industriale apuana hanno prezzi troppo alti. «Abbiamo pensato di dotare il Consorzio Zia di uno strumento per espropriare quelle aree – spiega Gozzani – e di calmierare i prezzi in modo di abbassarli rispetto al valore di mercato». Il Comune invece se la giocherà con l'aumento delle tasse: per i capannoni inutilizzati l'Imu sarà più alta. Tutto ciò dovrebbe rendere più appetibile la zona industriale agli investimenti, ma chiaramente c'è bisogno di soldi per farlo. Per questo il 19 le istituzioni andranno a bussare le porte al Ministero dello Sviluppo economico guidato da Federica Guidi. «Per quanto riguarda il mondo del lapideo invece – fa sapere ancora Gozzani – e quindi la nostra richiesta di valorizzare la filiera corta, ne discuteremo al tavolo regionale con il Piano regionale Pit. Intanto su questo fronte notiamo sinergia e collaborazione. Certo è che se non otterremo risultati, intraprenderemo altre iniziative di lotta».
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