Tarsu, gli albergatori massesi vincono il ricorso
La commissione tributaria: Hotel e pensioni devono pagare quanto le abitazioni. E il Comune rischia 200.000 euro
MASSA. “I rifiuti prodotti da un albergo sono più o meno gli stessi prodotti da un’abitazione di pari dimensioni”. È partendo da questo assunto che quindici titolari di strutture alberghiere hanno dichiarato guerra alle tariffe Tarsu imposte dal Comune – oggi sostituite dalla Tares – e hanno avviato una serie di ricorsi per avere uno sconto sostanzioso sulla tassa rifiuti. Vincendoli.
Una grana per il Comune: un contenzioso in cui ballano almeno 200.000 euro di introiti Tarsu e che l’amministrazione cerca adesso di risolvere con un accordo “transattivo”, cioè riconoscendo una parte di ragione agli albergatori in cambio della rinuncia alle azioni legali.
La questione riguarda la Tarsu del 2012, ma gli albergatori hanno già impugnato, con le stesse motivazioni, anche gli avvisi di accertamento che il Comune ha ad essi inviato per il recupero della tassa del 2009. Sostengono, gli imprenditori del turismo – assistiti dagli avvocati Giorgio Benedetti e Nicola Ombrini – che è illegittimo differenziare, come invece ha fatto il Comune, fra tariffe per utenze di civile abitazione e le tariffe per alberghi. Non è nel potere degli amministratori civici, cioè, stabilire diverse aliquote per contribuenti “omogenei” come sarebbero hotel e appartamenti. E come riconoscono altri Comuni che fanno pagare a privait e albergatori la stessa cifra a metro quadro.
L’amministrazione civica è, ovviamente, di tutt’altro avviso: sostiene che la “propensione” alla produzione di rifiuti di un hotel o una pensione, è ben maggiore rispetto a quella di una abitazione civile, come rileva la campionatura effettuata dall’Asmiu e portata in giudizio. La commissione tributaria provinciale ha però dato ragione ai titolari degli hotel, con diverse sentenze che hanno Condannato il Comune a disapplicare la differenza di tariffa. Una vittoria, per gli albergatori che con l’equiparazione della Tarsu a quella delle case private si vedrebbe più dimezzare l’esborso. La tassa rifiuti nel Comune di Massa era di 5.77 euro per metro quadrato, quella per le abitazioni private di 2,08 euro. Su cento metri quadrati una differenza di 369 euro. Che non sono pochi.
Per l’amministrazione si pone dunque il problema di che fare. La proposta che arriva dagli uffici è quella di andare a una transazione. Rinunciare cioè a presentare ricorso contro le sentenze della commissione tributaria e trovare un accordo con gli albergatori perchè paghino una tassa rifiuti più bassa di quella imposta dal Comune ma più alte di quella per le abitazioni senza che ciò abbia effetti sulle altre annualità della Tarsu. La soluzione, adesso al vaglio della giunta Volpi, che dovrà evidentemente essere accettata dalla controparte che, per ora, forte dei pronuciamenti favorevoli, i versamenti Tarsu li ha sospesi.
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