Il Tirreno

Carrara, canoni del marmo: ecco il giusto prezzo

di Cinzia Carpita
Una cava di marmo
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Una cava di marmo

Secondo Cna, Confartigianato, Lega cooperative, Confapi, Associazione industraili le tariffe vanno calcolate in base ai prezzi di vendita

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CARRARA. Il terremoto sui canoni del marmo: Mentre l’indagine della magistratura va avanti, sulla tassazione del settore marmo ora si registra un intervento delle associazioni Cna, Confartigianato, Lega cooperative, Confapi, Associazione industriali che firmano un documento congiunto, sostenendo alla fine che il criterio più semplice e logico sarebbe quello di «applicare le tariffe non a valori stimati a tavolino, ma ai prezzi effettivi dei vendica».


«E' difficile farsi un'idea sul lavoro, spesso non facile, svolto dalla Procura e questo vale in modo particolare per i due filoni di indagine in corso che riguardano la tassazione del marmo». «Si può commentare, invece, l'eco stridente di informazioni, ancorché parziali, che rimbalzano sui tavoli dei bar e nei social network con un effetto "risonanza" che non aiuta a fare chiarezza. Per questo, nel massimo rispetto per le indagini della Procura, è bene ricordare alcuni dati che non possono essere ignorati nelle arene pubbliche. Il sistema impositivo che grava sui prodotti delle cave (blocchi, informi, sassi e terre) è stabilito da normative regionali e dal regolamento comunale in base ai quali le imprese sono tenute a pagare il 5-10% del "valore di mercato" dei materiali».
Un primo elemento di riflessione delle associazioni riguarda i sassi; «In questi casi a Carrara si paga da 1,2 a 3,7 euro a tonnellata, ovvero qualcosa che varia dal 25 al 40% del loro effettivo valore di mercato (che difficilmente, secondo i prezziari dei Provveditorati Opere Pubbliche, supera i 10-12 euro a tonnellata), ossia molto di più di quanto stabilito dalla legge regionale. In questo non si possono certo additare danni erariali: vale piuttosto il contrario dal momento che il Comune di Carrara, proprio grazie agli accordi scaturiti dalla tanto vituperata concertazione, incassa ogni anno 4-5 milioni in più di quanto incasserebbe se si applicassero le tariffe valide, sempre per i sassi calcarei, per il resto della Toscana».


Le associazioni, sulla tassazione dei blocchi, sostengono che «il nodo non sta nelle percentuali (8 o 13%) ma sui valori ai quali si applicano. Si può decidere di applicare l'imposta direttamente su ogni singola transazione (che sono più di 50.000 ogni anno, ognuna con un prezzo diverso) o stimare a priori, ovvero ad inizio anno per i blocchi che saranno estratti cava per cava nei 12 mesi seguenti, un valore medio plausibile, cosa tutt'altro che facile perché non ci sono fonti statistiche esaustive.

I più volte richiamati listini prezzi della Cciaa di Verona sono comprensivi del trasporto e dei ricarichi delle frequenti intermediazioni commerciali e si riferiscono ai soli blocchi; nella maggior parte delle cave dei nostri bacini, tuttavia la percentuale di blocchi come quelli cui fa riferimento il listino camerale non supera il 30-40% della produzione. Il resto sono informi e "balloni" venduti spesso a prezzi inferiori a 100 euro a tonnellata. Lo stesso, sul fronte opposto, vale per i prezzi che alcuni materiali particolarmente pregiati (3.000 euro a ton.) riescono a strappare, cosa che purtroppo interessa solo una quota assolutamente minoritaria della produzione delle cave».


Le associazioni aggiungono che gli arbitrati richiesti per accertare analiticamente il valore medio delle produzioni di 10 cave hanno ricostruito il valore effettivo dei materiali venduti (blocchi, informi e balloni) in un range prossimo a 100 euro a ton. In tutti i casi la stima dei valori medi di produzione è una operazione tortuosa e, proprio per evitare le inevitabili incongruenze delle stime di materiali che presentano forte varianza di prezzi, il Regolamento prevede lo strumento degli accordi su fasce convenzionali stabilite insieme alle associazioni di categoria; in alternativa, il criterio più semplice (e anche più logico) resta quello di applicare le tariffe, non a valori stimati a tavolino, ma ai prezzi effettivi di vendita.
 

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