Italia
Brevetto anti calvizie, due imprenditori nei guai
Alla sbarra anche il commercialista che ha fatto avere i finanziamenti dall’Europa Per vederci chiaro, la difesa chiama in aula, come testimone, Cesare Ragazzi
CARRARA. Dici calvizie e pensi a lui. Non perché sia l’esempio del maschio calvo e glabro, tutt’altro: con una chioma folta e fluente è piuttosto l’uomo che ti assicura risposte, che ti preannuncia soluzioni. Un uomo, un mito pubblicitario: Cesare Ragazzi. Adesso il re del capello sarà protagonista - come teste, si intenda - di un processo. La difesa di uno degli imputati lo ha chiamato a testimoniare, appunto, perché ritiene che la sua esperienza professionale sul capello possa dare risposte utili e contribuire a delineare un quadro più chiaro.
Ebbene sì perché nelle aule di tribunale capita di parlare anche di questo: di come ridare a uomini di mezza età una capigliatura da giovani latin lover. Tema quasi giocoso, ma non lo sono i capi di imputazione formulati dal pubblico ministero a carico dei tre carraresi finiti a processo dopo una bega societaria. Tutto comincia - per ricomporre il quadro - con la costituzione della Barcovanline srl, con sede legale in città: i soci sono il dottore Barco (ora parte civile a processo), Sara Vannucci e suo padre Pier Lorenzo (adesso sul banco degli imputati).
Insieme mettono a punto un progetto farmacologico per la ricrescita del capello: studiano l’applicazione della deina, una molecola di derivazione cortisonica. Molecola che aumenta le propria azione se abbinata a cicli di ozonoterapia. Barcovanline valuta infatti la produzione di una speciale vasca che combini i due elementi. Con effetti importanti sulla salute: dolori articolari notevolmente ridotti e, appunto, cuoio capelluto più forte, quindi capelli che si infoltiscono. E fin qui - siamo nel 2007 - le cose vanno bene, poi arrivano le note dolenti: la società pensa di brevettare il progetto per poi passare alla fase B, la commercializzazione. Nasce un contenzioso tra il dottor Barco e i Vannucci in merito alla paternità dell’idea. Una diatriba civilistica, almeno in prima battuta, poi la vicenda si complica con tanto di risvolto penale: deina, azototerapia, vasca di immersione e calvizie diventano oggetto di un processo. Alla sbarra ci sono Sara Vannucci e il padre Pier Lorenzo accusati di aver emesso fatture per operazioni inesistenti. La procura contesta loro anche la truffa ai danni dell’Europa. La Barcovanline, infatti, cerca - e ottiene - finanziamenti da Bruxelles: per averli si rivolge a Paolo Strano, commercialista carrarese, esperto in materia.
A processo, infatti, finisce anche Strano con la sola accusa di truffa, anche la società (così prevede la più recente normativa) è tra gli imputati. Il dottor Barco si costituisce parte civile e, davanti al giudice Giovanni Sgambati, non solo ribadisce che la paternità del progetto è sua, ma assicura l’efficacia della deina e spiega di essere il consulente di molti uomini, tra cui alcuni capi di Stato esteri.
Ieri in aula a parlare è, invece, un esperto di farmacologia: cita studi scientifici i quali confermano l’efficacia di deina e ozonoterapia per la crescita dei capelli. Ma per fare il punto e vederci chiaro, l’avvocato Luca Pietrini, difensore di Paolo Strano, chiama a testimoniare il guru del capello che ricresce, niente meno che Cesare Ragazzi. Davanti al giudice Sgambati, il 6 marzo, darà la sua opinione sul progetto della Barcovanline e sulla sua efficacia.
Un’udienza in cui in cui non saranno le argomentazioni tecnico-giuridiche a conquistare l’attenzione dei presenti.
Chiara Sillicani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
