Sicurezza
Massa, ridotta la pena a Giacomo Pucci: libero a primavera
La corte di appello di Genova ha concesso le attenuanti portando la pena a 6 anni e sei mesi per l'accoltellamento al Baraonda
GENOVA. La corte di appello di Genova ha ridotto la condanna a Giacomo Pucci. Pur riconoscendo la gravità delle coltellate che, il 21 dicembre del 2013, il ventisettenne aveva sferrato contro Giacomo Menchini davanti alla discoteca Baraonda, al Cinquale (fu un tentato omicidio, insomma), la pena da otto anni e quattro mesi e passata a sei anni e sei mesi con la concessione delle attenuanti generiche.
Motivazioni tra sessanta giorni. L'avvocato di Pucci, Francesco Persiani, ad aprile così chiederà ancora una volta che il suo assistito venga messo ai domiciliari, con l'ausilio del braccialetto elettronico. Già a inizio gennaio, davanti al tribunale del riesame, la difesa aveva presentato istanza di scarcerazione per motivi di salute. Richiesta respinta, però, per i precedenti dell'imputato: Pucci aveva già accoltellato un'altra persona. Il giovane, anche ieri in aula come dieci giorni fa quando l'udienza fu rinviata per un difetto di notifica, è molto provato, ha perso una decina di chili da quando si trova in cella (le manette erano scattate più di un anno fa). Ora la concessione delle attenuanti potrebbe aprire le porte del carcere. In attesa del ricorso in cassazione.
I giudici dell'appello nonostante la riduzione della pena hanno preso per buone le conclusioni dei colleghi massesi, forti della perizia del medico legale Maurizio Ratti che in fase di istruttoria aveva classificato come mortali quelle coltellate, spiegando che soltanto la perizia del chirurgo aveva evitato il peggio. Come a maggio, quando in primo grado Pucci era stato condannato a 8 anni e quattro mesi, con il rito abbreviato, dal gup Alessandro Trinci. Il medico legale nella sua perizia consegnata al sostituto procuratore Rossella Soffio, titolare dell'inchiesta, era stato perentorio nello scrivere: «Bastava un ritardo di poche decine di minuti e ogni tentativo di salvarlo sarebbe stato inutile». Se i soccorsi non fossero stati così tempestivi, secondo Ratti, il ragazzo accoltellato al Baraonda sarebbe sicuramente morto dissanguato. Da qui la contestazione del reato di tentato omicidio anziché di lesioni gravi con eccesso di legittima difesa come ha chiesto anche ieri in aula Persiani.
Oltre alle parole del medico legale hanno pesato anche i riscontri della squadra mobile, che ha fatto luce sull'episodio del Baraonda, avvenuto pochi giorni prima del duplice omicidio di Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria, schiantati dalla furia di Andrea Mazzi in piazza Mercurio la notte di Natale 2013. Ma la rissa nella discoteca era già un segnale chiarissimo che la guerra tra bande, che stava terrorizzando Massa, coinvolgendo quelli dei Poggi e altri gruppi nemici, stava per arrivare al punto di non ritorno.
Gli agenti di Antonio Dulvi Corcione hanno ricostruito i momenti che hanno portato Menchini all'ospedale: Pucci si era avvicinato con l’intenzione di attaccare briga. Era bastato quindi un pestone dato involontariamente e si era scatenata la lite. Prima all’interno del discopub del Cinquale e poi all’esterno, dove è spuntato il coltello. Ad avere la peggio era stato Giacomo Menchini accorso a dare manforte al cugino che era già stato ferito dal rivale (dieci giorni di prognosi per lui). Pucci quando se lo era visto davanti aveva affondato il colpo all’altezza del torace. Un punto potenzialmente letale.Una volta lavato nel sangue lo sgarro il ventiseienne si era dileguato. Ed è partita la caccia all’uomo, finita a Bonascola dopo quasi 24 ore.
Il coltello, di tipo a serramanico, non è stato trovato dalla polizia. Pucci era stato trovato e ammanettato dalla mobile a notte fonda, dopo aver fatto perdere le sue tracce per l'intera giornata del 22 dicembre. E in un primo momento aveva negato di essere lui l’accoltellatore del Baraonda. Gli agenti avevano trovato a bordo della sua auto, nel bagagliaio, delle mazze da baseball nel bagagliaio dell’auto. Una di queste era anche ferrata. Secondo gli inquirenti stava cercando l’aiuto di amici per allontanarsi per qualche giorno da Massa. Quello che è accaduto dopo, con il duplice delitto e gli arresti di una decina di giovani apuani, hanno confermato che quello che si stava consumando era un vero e proprio romanzo criminale.
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