Attenzione
L’azienda è mini, le fatture mega
Patteggia un anno e 4 mesi per aver gonfiato le prestazioni. La difesa: dovevo pure sopravvivere
MASSA. La ditta è lui: un uomo, un camion e una giornata di lavoro. Dalla mattina presto alla sera tardi. L’impegno c’era, ma i mezzi erano pochi: impensabile quindi che quel trasportatore, da solo, potesse emettere fatture così importanti, per centinaia di mila euro. La cosa non sfugge alla Guardia di Finanza: le fiamme gialle fanno un paio di controlli in grandi aziende e, tra i documenti contabili, notano le maxi fatture del trasportatore. Sanno di chi si tratta, sanno che non ha uomini e mezzi per eseguire prestazioni così importanti. Partono le verifiche incrociate e nei guai si ritrovano sia le grandi aziende, sia l’imprenditore. L’accusa per lui è quella di aver emesso, dal 2006 al 2012, false fatture consentendo ai soggetti per cui lavorava di evadere l’imposta sui redditi. Quelle aziende, infatti, grazie alle fatture gonfiate avrebbero abbattuto l’utile e risultando più basso il loro reddito, si sarebbero conseguentemente abbassate le imposte che sul reddito si calcolano. Parte l’inchiesta: il sostituto Vito Bertoni chiede il rinvio a giudizio ma ieri mattina, in sede di udienza preliminare, davanti al giudice Alessandro Trinci, l’imprenditore ha chiesto e ottenuto di patteggiare una pena (con sospensione) di 1 anno e 4 mesi. Sostenendo di aver risposto ad una richiesta delle aziende per cui lavorava per evitare - in tempo di crisi - di dover chiudere i battenti. Si chiude così solo un capitolo della vicenda perché sulla fatidiche fatture ha puntato gli occhi anche l’agenzia delle entrate: se il trasportatore ha lavorato così tanto - sostiene - deve pagare più soldi allo stato. Per una cifra complessiva di 100mila euro. Un contenzioso, questo ancora aperto.
Chiara Sillicani
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