Sicurezza
Più amarezza che rabbia: «Noi l’avevamo detto»
CARRARA. Sarà la rassegnazione di chi ha subito tre alluvioni nel giro di due anni e ha quindi rinunciato da tempo a dormire sonni tranquilli nelle notti di pioggia intensa, ma la notizia dei nuovi...
CARRARA. Sarà la rassegnazione di chi ha subito tre alluvioni nel giro di due anni e ha quindi rinunciato da tempo a dormire sonni tranquilli nelle notti di pioggia intensa, ma la notizia dei nuovi sigilli apposti dalla Procura sugli argini del Carrione non ha destato molto stupore tra i cittadini che vivono a ridosso del torrente.
Dai residenti di via dei Ferrovieri, stretti tra un argine sequestrato a metà gennaio e un ponte con i lavori da poco in corso, agli esponenti del “Comitato cittadino di difesa disastro ambientale danni a Marina di Carrara del 5 novembre 2014” che a colpi di carte protocollate premono per ripulire il litorale dai segni dell’alluvione, si leva infatti un coro di: «Noi l’avevamo detto». I meno sorpresi sono proprio quelli che vivono a pochi metri dal torrente e lo scorso 5 novembre sono scampati per miracolo alla sua furia: si tratta di Enrico Bardi e sua moglie Norina Massari, residenti di via Argine Destro.
La loro abitazione, che si sviluppa tutta a pian terreno, dista meno di cento metri dal punto in cui, tre mesi fa, si è rotta la sponda facendo riversale le acque del Carrione su mezza Marina di Carrara.
I due coniugi si sono salvati rifugiandosi in soffitta: «Ogni volta che piove non dormiamo, siamo terrorizzati. E io dopo aver visto come hanno lavorato, dormo ancora di meno» racconta il signor Bardi.
Lui, invalido, ha l’abitudine di farsi una passeggiata quotidiana verso Avenza e così, quell’argine, l’ha visto crescere: «Quella sponda che è venuta giù l’ho vista costruire. Hanno fatto un muro di cemento sopra un argine vecchio di 100 anni senza nemmeno un ferro dentro. E questo davanti a casa mia – ci spiega indicando la sponda posta leggermente più a valle – l’hanno fatta uguale. Ci hanno messo terra, non è mica cemento armato. Sono sicuro che appena si ingrossa il fiume viene giù qualcos’altro. Non mi stupisco del sequestro» aggiunge.
Decisamente più polemico il commento di Giampaolo Vezzoni, del “Comitato cittadino di difesa disastro ambientale danni a Marina di Carrara del 5 novembre 2014”.
«Menomale che c’è stato il crollo dell’argine almeno adesso controlleranno con attenzione tutte le sponde del torrente».
Parole al vetriolo, quelle dell’esponente del comitato marinello: «La mia ovviamente è una provocazione, ma grazie a quello che è successo si stanno scoprendo i problemi degli argini e in futuro probabilmente noi cittadini avremo maggiori garanzie per la nostra sicurezza».
Secondo Vezzoni, infatti, il disastro del 5 novembre ha innescato tra rappresentanti delle istituzioni e le autorità «una gara a tutelare i cittadini, perché c’è paura delle denunce e tutti vogliono avere le spalle coperte».
Peccato però, si rammarica Giampaolo Vezzoni «che ancora una volta la nostra città farà una pessima figura a livello nazionale».
Dalla polemica alla rabbia, quando si parla di alluvione, il passo è davvero breve: Francesca Venturi vive in via dei Ferrovieri, esattamente davanti al punto dove, due anni fa, il Carrione aveva sfondato un altro argine, allagando Avenza.
In questi giorni stanno iniziando i lavori per l’adeguamento del ponte delle Ferrovie dello Stato, mentre il cantiere sulla sponda è ancora aperto: «Sarei contenta se la Procura decidesse di mettere i sigilli anche qui…stanno lavorando male e qualche controllo sarebbe utile» dice la signora Venturi segnalando che gli interventi realizzati negli anni precedenti nell’ambito della messa in sicurezza del torrente, erano «iniziati bene e terminati male».
Secondo questa residente di via dei Ferrovieri, infatti, nell’ultima fase, l’intervento sarebbe stato «tirato via in fretta e furia, tanto per finire: almeno questa è l’impressione netta che abbiamo avutoi».
In questo come in altri casi, dunque, il sequestro dell’argine viene visto non tanto come una fonte di nuove preoccupazioni – con le quali molti sembrano ormai rassegnati a convivere – ma come un elemento in grado di innescare controlli più approfonditi sul lavoro svolto e garantire così maggiore sicurezza per gli abitanti della zona.
Lungo il fiume la tensione è ancora alta. La pioggia dei giorni scorsi ad esempio ha allagato di nuovo le aziende di via Argine Destro quelle nei pressi del muro crollato il 5 novembre.
Si tratta di infiltrazioni dovute al fatto che non sono ancora finiti i lavori di consolidamento dell’argine.
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