Il Tirreno

Daverio, la senatrice Paglini: nomi in ballo per l’Accademia

di Giovanna Mezzana
Daverio, la senatrice Paglini: nomi in ballo per l’Accademia

Il toto presidente è iniziato: mancano soli tre mesi alla scadenza del mandato di Simone Caffaz Il consiglio accademico deve individuare una terna da presentate al ministro del Miur

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Il toto-presidente è iniziato: mancano tre mesi alla scadenza del mandato di Simone Caffaz al vertice dell’Accademia di Belle Arti, e si parla del suo successore. Lo si fa dietro le quinte con ancora nessuna dichiarazione ufficiale d’intenti, nei salotti, al bar, ma lo si fa. E c’è già persino qualche nome: da Philippe Daverio, critico d’arte e conduttore televisivo di trasmissioni Rai di gran pregio come “Passepartout”, a Sara Paglini, senatrice carrarese grillina.

Il primo, Daverio, è il sogno di chi desidera per Carrara nomi di grande risonanza: ad esempio, ma non è solo il suo, del pittore Claudio Cargiolli che Il Tirreno ha ospitato nell’ultimo appuntamento domenicale dedicato ai nostri artisti; il secondo, il nome della Paglini, invece è un augurio-speranza che arriva dal di-dentro, dai corridoi dell’Accademia, e che per questo potrebbe essere compreso nella famigerata terna: cioè i tre nomi – le tre candidature – da sottoporre al ministro del Miur Stefania Giannini.

Cerchiamo di capire chi decide cosa. Il consiglio accademico, organo dell’ateneo – composto (stando al sito web dell’Accademia) da dieci docenti, due rappresentanti della Consulta degli studenti e presieduto dal direttore Lucilla Meloni – individua tre nomi. Tale terna viene inviata al ministro, che ne sceglie uno e firma la nomina. I magnifici dieci che siedono nel consiglio accademico portano in seno all’organo nomi che ciascuno di loro sceglie in solitaria autonomia oppure dopo aver (anche) tastato il polso del resto dei colleghi che compongono il corpo docenti: questo dipende dalla personale inclinazione di ciascuno. Il ministro, dal canto suo, valuta le candidature, e di solito dà nulla osta alla figura intorno alla quale intuisce ci sia il più alto gradimento da parte dei docenti. Così formalmente parlando. Ovvio è che poi entrano in gioco tante variabili, quella squisitamente politica, ad esempio, per cui sembrò naturale che nel 2003 l’allora ministro Letizia Moratti nominasse il grande Pietro Cascella, che a suo tempo era stato chiamato da Silvio Berlusconi a realizzare la cappella di famiglia; ma anche la variante dell’appetibilità della carica: lo è assai meno di prima, dato che dal 1° gennaio un presidente d’Accademia – per effetto dei dettami della Legge di Stabilità – non percepisce più un euro. Torniamo a noi.

Innanzitutto si esclude un Caffaz “tris” perché più di due mandati non se ne possono fare. Chiediamo all’attuale presidente a chi vorrebbe passare il testimone.

«Non è mia competenza fare nomi – risponde Caffaz – Mi auguro che sia una persona locale, che possa portare avanti il lavoro che è stato fatto fino ad ora e confermi il ruolo dell’Accademia come centro formativo di levatura nazionale e internazionale. Sono certo che il consiglio accademico saprà individuare una terna di valore».

«Una persona locale» dice Caffaz. Sara Paglini lo è. Non solo: la senatrice di M5S ha studiato all’Accademia di Belle Arti-sezione scultura, dopo un diploma di liceo artistico. Lei, accetterebbe? E il ministro Giannini firmerebbe un nulla osta a vantaggio di una senatrice grillina? Meno imbarazzi politici comporterebbe la nomina di Elena Cordoni (si fa anche il suo nome) o di Andrea Zanetti. «Sono lusingata - ci risponde telefonicamente la senatrice Paglini - e piacevolmente sorpresa che qualcuno ricordi una vecchia allieva: questo mi riempie di orgoglio". Le chiediamo cosa, nel caso, risponderebbe: «Non riesco ancora a valutare la cosa, la carica al Senato "mi prende" dal lunedì al venerdì, ma anche il sabato e la domenica. Certo, gli anni trascorsi all'Accademia sono stati tra i più belli della mia vita.. Eravamo un bel gruppo, allievi di Bodini». La prima domanda da farsi è: che “genere” di presidente rappresenterebbe l’ottimo per l’Accademia? Un Philippe Daverio, che, come ha detto Cargiolli chiacchierando amenamente con noi, «è un nome di calibro, in grado di darti una visibilità tale da creare l'Evento, da indurre personaggi di caratura a saltare in macchina e a venire a Carrara».

Daverio, che a Carrara viene già a rifarsi il guardaroba all’atelier di alta sartoria Gazzillo. Daverio che forse riuscirebbe a coinvolgere per il “bene” della città persino i Signori del marmo: la scorsa estate al Caffè della Versiliana, dichiarò «impedire di coltivare le cave delle Apuane è come impedire di coltivare i vitigni del Chianti».

Oppure meglio sarebbe un industriale all’Enrico Bogazzi (presidente dell’ateneo lo è stato) o alla Gino Mazzi che, in tempi di crisi, si mette le mani in tasca e paga lui le borse di studio agli studenti?

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web