Il dolore
Tassa marmi: arrivano le richieste della Procura
Dopo la chiusura dell’indagine sui presunti sconti che avrebbero avvantaggiato gli imprenditori del monte, si va davanti al giudice per le udienze preliminari
CARRARA. Sconti sulla tassa marmi: l'indagine della Procura è chiusa. Il procuratore capo Aldo Giubilaro ha firmato proprio nelle scorse ore le richieste di rinvio a giudizio che saranno notificate entro la giornata di oggi.
Arriva un primo punto fermo, con la richiesta dei rinvii a giudizio, appunto, di una vicenda che ha scosso dalle fondamenta il mondo del marmo ma, soprattutto, quello delle istituzioni e delle associazioni di categoria.
L’inchiesta. Sconti sulla tassa marmi, per favorire gli industriali, danneggiando le casse comunali, e, quindi, i cittadini stessi. È questa l'ipotesi accusatoria, pesante, dell'indagine della Procura: amministrazione e associazioni di categoria avrebbero "alleggerito" negli ultimi cinque anni la tassa marmi, portando meno introiti nelle casse municipali. Il capo di imputazione è abuso di ufficio per aver fatto pagare meno tasse (inferiori anche di un decimo) agli imprenditori che scavano il marmo sulla base di un accordo del 2009 e che la Procura di Massa ritiene in violazione della legge regionale del 1998 che prevede un contributo e un canone di concessione sulla base del valore di mercato dei beni estratti, blocchi e scaglie.
Sottraendo, in sostanza, denaro - si parla di 25 milioni di euro - da destinare a servizi per tutti i cittadini. E causando, dall'altra parte, un ingiusto vantaggio per gli imprenditori del settore.
Gli indagati. L'indagine per cui il procuratore capo ha firmato le richieste di rinvio a giudizio, prende in esame il periodo dal 2009 al 2014.
Sul registro degli indagati nel maggio scorso sono finiti una quindicina di nomi eccellenti dal sindaco di Carrara, Angelo Zubbani a 5 assessori in carica (Andrea Vannucci, Giuseppina Andreazzoli, Giovanna Bernardini, Dante Benedini, Massimiliano Bernardi), tre ex assessori (Andrea Zanetti, Giovanni Nannini e Roberto Dell'Amico), due dirigenti comunali, Marco Tonelli e Stefano Pennacchi, oltre ai 4 rappresentanti provinciali di Legacoop (Chiara Grassi), Confartigianato (Gianfranco Oligeri), Cna (Antonio Chiappini) e Massimo Maggiani (Api). La Procura ha individuato, sia nel Comune che nelle associazioni di categoria che hanno sottoscritto gli accordi, "responsabilità penali in ordine al reato di abuso di ufficio (art. 323 del Cdice penale)".
Le ipotesi accusatorie. Le responsabilità, secondo la Procura sarebbero state riscontrate "in conseguenza della determinazione dell'importo da corrispondersi al Comune di Carrara sulla base di accordo tra lo stesso Comune e rappresentanti di associazioni degli imprenditori del marmo, e non del valore di mercato dei beni estratti (nel caso in esame ben maggiore), come prescritto dalla legge, ed in conseguenza dell'ingiusto vantaggio conseguito dagli imprenditori e del correlativo ingiusto danno subito dal Comune di Carrara".
Gli accordi nel mirino. Un sistema di accordi fra associazioni di categoria e Comune, per il settore lapideo, che avrebbe finito per arrecare danno alle casse comunali.
Sono stati diversi nel corso del tempo i tavoli, e di conseguenza gli accordi sottoscritti per la tariffazione dell'escavato. Quel marmo estratto dalle cave che determina un gettito annuale al Comune.
Gli ultimi accordi fra le parti risalgono al 2008 e al 2009: il primo venne siglato da tutte le associazioni di categoria (Assindustria con l'allora presidente Alessandro Caro, Confartigianato, Cna, Lega cooperative, Api), mentre il secondo, a integrazione del precedente, non fu siglato da Assindustria che contestò alcuni aspetti del nuovo testo. Per questo motivo Assindustria non rientra nelle associazioni di categoria che sono finite al centro dell’ indagine della Procura per cui sono arrivate le richieste di rinvio a giudizio.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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