Italia
Ha due case popolari, scatta la diffida
Dopo il caso della dentista, scoperta un’altra signora: si era tenuta l’alloggio del padre morto e lo usava come magazzino
CARRARA. In una famosa pubblicità Stefano Accorsi recitava: “due is mei che one”. Due è meglio di uno. E si parlava della farcitura di un gelato.
Lo slogan deve essere piaciuto a una signora di Carrara che, infischiandosene dei regolamenti e della gente in graduatoria che aspetta- come da regolamento - l’assegnazione di un alloggio Erp lei ha deciso di tenersene addirittura due. Il suo, quello che ha avuto in assegnazione anni fa. E quello del padre morto circa un anno fa. E, da allora tenuto chiuso e adibito a magazzino.
Una situazione che, come molte altre, è venuta allo scoperto grazie alla segnalazione dei vicini di casa e anche all’attività svolta dagli uffici comunali che, dopo aver monitorato l’appartamento in questione (ad Avenza) per oltre un mese, ora sono pronti a far scattare la diffida nei confronti della signora dalle due case.
E ci sarebbe ancora un altro caso, un altro alloggio vuoto e chiuso da tempo per cui scatterà la diffida dell’amministrazione comunale: si tratta di una casa a Pontecimato che da tempo non è abitata da nessuno. Ma che continua ad essere chiusa, con le chiavi nelle mani degli assegnatari che, nel frattempo, avrebbero trovato un’altra sistemazione. Ma senza fare la disdetta dell’appartamentino Erp. Due alloggi ancora da liberare, e uno, il caso è stato sollevato proprio dal Tirreno, quello della dentista che aveva tenuto le chiavi della casa della madre morta per oltre un anno, del quale proprio ieri Palazzo civico è tornato in pieno possesso. E per un altro caso, balzato proprio nei giorni scorsi sulle cronache, l’amministrazione starebbe per fare ricorso alla forza pubblica per lo sgombero: si tratta della casa popolare assegnata ad un cittadino di origini marocchine che, proprio dopo alcuni controlli, è risultato proprietario di 4 appartamenti nella sua patria di origine. E quindi di un tenore di vita che non giustifica più il canone ridotto della casa Erp che ha pagato per circa 13 anni. A fare il punto della situazione è l’assessore di riferimento, Massimiliano Bernardi. A lui è toccata, nel 2004, la riorganizzazione del patrimonio dell’edilizia popolare con sgombero e riassegnazione, ad oggi di un totale di 100 alloggi. E il lavoro, a quanto pare, non è ancora terminato. «I controlli noi li facciamo su segnalazione - comincia con lo spiegare l’assessore Bernardi - E sono controlli che vanno avanti per almeno un mese. Non bisogna dimenticare, infatti che spesso ci arrivano segnalazioni prive di fondamento: insomma prima di dire che una casa è vuota e chiusa dobbiamo verificarlo. Solo dopo si cerca di liberarla, in modo bonari. Poi scatta la diffida e, se neppure questa sortisce l’effetto sperato, si fa intervenire la forza pubblica».
E per quel che riguarda il caso eclatante, della dentista, sposata con un funzionario comunale, che ha tenuto per oltre un anno le chiavi della casa popolare della madre morta, l’assessore Bernardi spiega: «Eravamo già arrivati alla fase della diffida». E alla domanda diretta se non ci sia stato alcun imbarazzo da parte del marito della signora, che a Palazzo civico ci lavora Bernardi assicura: «No, noi del resto non abbiamo mai trattato in alcun modo con lui ma solo con la moglie».
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