La manifestazione
La rivoluzione è iniziata
Tanti ritardi a livello locale ma un’azienda su cinque pensa sostenibile
MASSA CARRARA. «Lavoro da 15 anni nel settore. Qui a Carrara. Ma il mio cliente più vicino è a 200 chilometri di distanza». Bruno Lazzoni, ingegnere, project manager con vocazione green, sintetizza così – in modo abbastanza sconfortante – il livello di interesse e attenzione che le imprese apuane rivolgono all’innovazione green. «Anni fa un pool di aziende della economia verde mostrarono interesse per insediarsi alla ex Eaton. Feci da ponte con le istituzioni, cercai di far dialogare enti e imprenditori. Questi ultimi ben presto capirono che non era aria», aggiunge. Ancora più sconfortante.
Ma le cose stanno cambiando. La rivoluzione verde sta arrivando anche sotto le Apuane, terra di industrie pesanti e ambientalmente scorrette come la chimica di Stato di ieri, la escavazione del marmo di oggi. La cultura del risparmio energetico, delle lavorazioni a basso impatto ambientale faticano un po’, ad affermarsi, è vero, perchè ci sono ritardi storici, c’è ignoranza e ci sono amministrazioni locali che non aiutano molto. Ma la strada della sostenibilità della produzione è irreversibile. Perchè non è più solo una scelta etica – non inquino, o inquino meno, per un mondo più vivibile – ma una necessità per sopravvivere. E crescere.
Un’azienda apuana su cinque azienda su cinque (il 20%) ha imboccato (o sta per farlo) questa strada. Una sessantina le imprese che hanno adottato tecnologie o hanno inserito nuovi prodotti eco-sostenibili sul mercato. Lo dicono i dati sugli investimenti elaborati dall'Isr ,Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio di Massa Carrara (info su www.ms.camcom.gov.it e www.isr-ms.it) presentati ieri mattina (sabato 31 gennaio) in una iniziativa che segna, anche, una svolta nel modo in cui la Camera di Commercio di Massa Carrara affronta i temi della programmazione economica del territorio. Il 21,7%, delle aziende apuane (1340 in numero assoluto), una tra le quote più alte in ambito toscano – dice la ricerca Isr illustrata da Daniele Mocchi – ha effettuato investimenti green. Lo ha fatto per migliorare l'efficienza energetica, o meglio ridurre i consumi di materie prime e di energia (71,8%); per rendere sostenibile da un punto di vista ambientale il processo produttivo (19,6%) e rendere "verde" il prodotto o servizio che offrono (13,2%). L'8% dell'intero panorama ha previsto nuovi investimenti tra l'anno in corso ed il 2016. La maggiore impronta verde si registra nel settore delle public utilities (59% delle imprese del settore ha imboccato questo percorso), a seguire cartario (29%), chimica (20%), meccatronica (14%), lavorazione lapidea (12%). Impronta molto modesta, invece, alle cave.
«Le potenzialità della green economy sono gigantesche, la sensibilità ambientale cresce e chi fa impresa è sempre più consapevole che ridurre la bolletta energetica della sua azienda, inquinare di meno (e quindi spendere meno per smaltire rifiuti e scarti), creare prodotti più puliti è di vitale importanza per la sopravvivenza e lo sviluppo del suo business», dice Dino Sodini, presidente della Camera di Commercio. Il quale annuncia una specie di “Leopolda” verde apuana: una convention «in cui raduneremo amministratori, imprenditori, dirigenti pubblici e privati, tecnici, 2-300 persone, per discutere dell’economia locale. Suddivisa in tavoli tematici in cui ci sarà gran spazio per la green economy».
Le aziende a forte impronta ambientale – quelle che hanno adottato prodotti ecosostenibili per oltre il 10% del loro fatturato –, dice ancora la ricerca, hanno visto crescere (tra il 2013 e il 2014) il fatturato delò 4,3%; e l’occupazione dello 0,7%. A fronte di un calo del 4,11 per fatturato e dell’1,8% per occupazione delle aziende non (o poco) verdi. Un dato significativo anche questo.
«C’è comunque tanto da fare sul territorio – dice Vincenzo Tongiani, direttore dell’Isr – a cominciare dal mettere in rete le imprese del distretto lapideo. C’è già un modello, quello delle ceramiche di Sassuolo dove una politica industriale condivisa ha permesso di raggiungere importanti risultati in campo ambientale».
E c’è tanto da fare, lo dicono gli imprenditori “ascoltati” dall’Isr, sul piano del “pubblico”. Le aziende chiedono alle istituzioni più attenzione, maggiore sensibilità, più incentivi. A livello locale e nazionale. Cosa che finora è mancata.
Claudio Figaia
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