Il Tirreno

lunigiana

A tu per tu con il ladro nel suo atelier

Piera Bresciani e Paolo Pinelli nel loro atelier  di Serricciolo
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Piera Bresciani e Paolo Pinelli nel loro atelier di Serricciolo

Entra e “becca” un ragazzo che si porta via gli abiti da sposa: all'inizio ho reagito, ma quando mi ha minacciata è arrivata la paura

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AULLA. Casa e bottega: sopra l’appartamento, sotto il negozio. Pierangela Bresciani chiude il suo atelier di abiti da sposa, a Serricciolo, alle 19 e 30, sale una rampa di scale e si mette all’opera con la cena. Rituale di ogni sera. Sabato 31 gennaio, però qualcosa va storto: sono le 20 e Piera - così la chiamano tutti - sente che dal piano di sotto, dal suo negozio, arrivano strani rumori. Le vetrine, su via Fermi, sono illuminate, tutte le luci accese: davvero impossibile - si convince - che sia entrato qualcuno. Del resto chi può pensare di portarsi via un ingombrante abito da sposa? Sbagliato.

Piera, per togliersi ogni dubbio, scende le scale ed entra nell’atelier: tra scarpette bianche e coroncine di zirconi, si muove - neanche troppo furtivamente - un ragazzo: curiosa tra i vestiti, sceglie quelli che fanno più di altri al caso suo, poi li consegna a due “amici” che l’aspettano in un’auto parcheggiata proprio davanti al negozio. Pierangela è sconvolta: «Ho visto quel giovane a viso scoperto, sui 25 anni, che si portava via i miei abiti e la macchina tranquillamente posteggiata, con due persone a bordo che aspettavano il complice. Come se nulla fosse».

Lei non ce la fa a star zitta e, in barba alla paura, si fa avanti: «Non ci ho più visto e ho reagito, mi sono gettata contro il ragazzo, gli ho dato del delinquente, gli ho chiesto con che coraggio, davanti ai miei occhi, potesse portarsi via gli abiti». E lui zitto, prosegue con il suo “lavoro”, poi decide di mettere a tacere Piera: «Ha afferrato il porta ombrelli e ha fatto il gesto di gettarmelo contro. È stato allora, solo allora che ho realizzato, ho capito di essermi messa in pericolo, di aver rischiato, reagendo d’istinto». Piera rimane lì, inerme, a guardare portar via le sue creazioni, un pezzo della sua vita: «Lavoro nell’atelier (uno dei più noti di tutta la Provincia e di quelle vicine ndr) da 40 anni, mai e poi mai avrei pensato che qualcuno potesse rubare abiti da sposa. Credevo fosse difficile trasportarli, ancor di più venderli». Invece...

«Si sono portati via una ventina di vestiti, ora sono così sconvolta - ammette la donna - che non riesco neppure a calcolare l’ammontare della perdita. Non ho la lucidità per farlo». Non smette di pensare a quella “invasione” nel suo negozio, nella sua vita: «Il ragazzo ha rubato gli abiti, custodia e gruccia comprese, li ha messi in macchina e i tre se la sono svignata. Rubati i vestiti, completamente distrutta la porta di ingresso che hanno forzato per entrare». E lei, ripreso a respirare, ha raggiunto la stazione dei carabinieri e ha sporto denuncia. Dai militari ha scoperto che gli abiti da sposa li rubano eccome: «Finiscono fuori confine - mi hanno spiegato - venduti a 200 euro l’uno».

Paura e un bel danno economico, ma Piera non si arrende: «Mi perdoni - con gentilezza si congeda da noi - non ho più tempo disponibile, mi aspetta una cliente». Perché il suo negozio è un riferimento per chi deve scambiarsi gli anelli e un riferimento deve rimanere. Vetrine allestite e luci accese domenica 1 febbraio nell’atelier su via Fermi.
 

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