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Super boss della ’ndrangheta arrestato a Marina di Massa

Super boss della ’ndrangheta arrestato a Marina di Massa

Maxi operazione in Emilia (117 ordinanze, 80 in manette), preso dai carabinieri in una casa sulla costa l’imprenditore edile Alfonso Diletto. A Pietrasanta una delle 18 sedi del suo impero immobiliare

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MASSA. Arrestato a Marina un esponente di spicco della 'ndrangheta. Ieri mattina, all’alba, i carabinieri di Massa hanno bussato alla porta della casa un po’ appartata a Marina di Massa dove dormiva Alfonso Diletto, 48 anni, originario di Cutro (in provincia di Crotone) Un nome sconosciuto in città, ma non agli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Bologna (e neanche ai carabinieri di Brescello che lo hanno arrestato più volte). Un nome legato a doppio filo, secondo gli investigatori, alla mafia calabrese e con un ruolo di spicco nel gigantesco giro di estorsioni, truffe, usura, riciclo di capitali illegali che la Dda di Bologna ha scoperto con l’operazione “Aemilia”.

Diletto non ha opposto resistenza e si è fatto mettere le manette; l’uomo è residente a Brescello (in provincia di Reggio Emilia) ma aveva a disposizione una seconda casa a Marina di Massa(come un dei tanti villeggianti emiliani che frequentano le nostre spiagge), dove si era trasferito da circa un anno e mezzo. I carabinieri, nella stessa mattinata di ieri, hanno perquisito anche una delle 18 sedi del suo impero immobiliare, sede che si trova nelle vicina Pietrasanta.

L'operazione Aemilia è scattata dalle prime ore della mattina e ha visto impegnati i carabinieri del comando provinciale di Modena, insieme a quelli di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. I militari dell'Arma hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Bologna, su richiesta della locale Dda, nei confronti di 117 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, reimpiego di capitali di illecita provenienza, riciclaggio, usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti, trasferimento fraudolento di valori, porto e detenzione illegali di armi da fuoco, danneggiamento e altri reati, aggravati dal metodo mafioso.

Ad Alfonso Diletto viene contestato il 416 bis, associazione a delinquere a scopo mafioso. Il suo - secondo l'accusa - era un ruolo di promotore, dirigente ed organizzatore dell'attività dell'associazione in particolare per la zona della bassa reggiana, con funzioni, in particolare di mantenere i collegamenti tra i partecipanti alla organizzazione di tipo mafioso e di mantenere i rapporti con la casa madre di Cutro e con Nicolino Grande Aracri. Non solo: Diletto avrebbe avuto un ruolo anche nell’elezione del sindaco di Brescello nel 2009.

Tra gli arrestati in questa operazione ci sono anche politici come il consigliere comunale di Reggio Emilia Giuseppe Pagliani (Forza Italia), e noti imprenditori del settore edili, fra i quali Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo campione del mondo, arrestato nel reggiano

A coordinare l’inchiesta, , la procura distrettuale antimafia di Bologna, che ha ottenuto dal gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti delle 117 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed altro. Tutti reati commessi con l’aggravante di aver favorito l’attività dell’associazione mafiosa. Nello stesso tempo le procure di Catanzaro e Brescia hanno emesso altri 46 provvedimenti di fermo per gli stessi reati. Imponente lo schieramento dei carabinieri impiegati, anche con l’ausilio di elicotteri, in arresti e perquisizioni.

In Emilia Romagna, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la ‘ndrangheta ha assunto una nuova veste, colloquiando con gli imprenditori locali. E lì come all’Aquila, emergono intercettazioni in cui gli inquisiti ridono sul terremoto.

Claudio Figaia

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