Italia
Disastro e omicidio, undici a processo
Il gup rinvia a giudizio tecnici, amministratori e politici. Stralciata invece, la posizione dell’ex presidente Osvaldo Angeli
AULLA. Cinque ore filate di discussione, due di camera di consiglio, poi Antonia Aracri, giudice dell’udienza preliminare, decide: undici rinvii a giudizio. Per l’alluvione del 25 ottobre 2011, costato la vita a Claudio Pozzi ed Enrica Pavoletti, amministratori e tecnici dovranno difendersi a processo. Tutti quanti tranne uno: Osvaldo Angeli, la sua posizione è stata stralciata. L’ex presidente della Provincia esce dal procedimento, Antonia Aracri non ravvisa responsabilità che ne giustifichino il rinvio a giudizio. L’11 giugno, davanti al giudice Giovanni Sgambati, dovranno, invece, difendersi gli altri 11 rimasti coinvolti nell’inchiesta. Sul banco degli imputati Giovanni Menna, Gianluca Barbieri e Stefano Michela, tutti e tre dirigenti in Provincia con competenze e responsabilità nel settore della difesa suolo. A processo Lucio Barani, ex sindaco e oggi parlamentare e Roberto Simoncini, primo cittadino di Aulla alla data dell’alluvione e, in precedenza, assessore con delega all’urbanistica. Rinviati a giudizio anche Gildo Bertoncini, ex vicesindaco e l’assessore alla protezione civile Giovanni Chiodetti. Dovranno affrontare l’iter processuale gli (allora) dirigenti di palazzo civico con funzioni in ambito di lavori pubblici, urbanistica e protezione civile: Franco Testa, Giuseppe Lazzerini, Mauro Marcelli e Ivano Pepe. Il pubblico ministero Rossella Soffio contesta agli imputati i reati di disastro e omicidio colposi (fa eccezione Giovanni Chiodetti per cui si ipotizza soltanto l’omicidio) e il gup accoglie - fatta eccezione per la posizione di Angeli - l’impianto accusatorio. La Procura parte da quello che considera un dato di fatto: quel tragico 25 ottobre 300.000 metri cubi si abbattono su Aulla, il fiume si porta via Claudio Pozzi ed Enrica Pavoletti. Bene, gli inquirenti si mettono al lavoro per individuare cause e concause di quella bomba d’acqua. E nella lista dei responsabili finisce la cassa di espansione di Chiesaccia: lì sarebbero dovute confluire le acque del Magra in caso di piena, per evitare “ l’affaticamento” degli argini. Ma quella cassa - questa l’ipotesi dell’accusa - non sarebbe stata collaudata tanto che secondo gli inquirenti non avrebbe dovuto essere utilizzata. I tecnici della provincia avrebbero piuttosto dovuto prendere provvedimenti per evitarne il riempimento. Invece- secondo Rossella Soffio - non lo fanno: la cassa si riempe - è la ricostruzione della Procura - l’argine collassa e l’acqua invade Aulla. Una città - e questo è il secondo fronte su cui si è concentrato il lavoro degli inquirenti - in cui la progettazione urbanistica è stata fatta prevedendo l’espansione dell’abitato anche nell’alveo del fiume (così si spiega il coinvolgimento di ex amministratori e tecnici all’urbanistica). Non solo, a disastro avvenuto, Aulla - sostiene il pm - avrebbe scontato anche l’assenza di un piano di protezione civile che non fosse meramente scolastico. Insomma, la popolazione si sarebbe trovata senza uno strumento che indicasse cosa e come fare.
Ipotesi accusatorie che i difensori degli 11 imputati non sono riusciti a scardinare in sede di udienza preliminare. Tenteranno di farlo, a colpi di perizie, a processo.
Chiara Sillicani
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