Il Tirreno

Sala comunale sgomberata

di Cinzia Carpita
Sala comunale sgomberata

Ordinanza notificata dai vigili urbani: i presidianti sono usciti ma continua la protesta

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CARRARA. Dormivano ieri mattina, in sette, nella sala di rappresentanza del Comune: all’alba, attorno alle 6, sono stati fatti sgomberare. La polizia municipale ha notificato l’ordinanza del sindaco Angelo Zubbani. Un atto che era nell’aria da giorni, e compiuto con un “blitz” pacifico, che ha avuto un’altrettanta reazione pacifica, con l’uscita dei presidianti dal municipio.

Questo l’epilogo di ottanta giorni di presidio da parte dell’Assemblea permanente che dall’8 novembre, dopo l’alluvione del 5, si era “insediata” nella sala comunale, chiedendo le dimissioni di sindaco e giunta, organizzando riunioni, cortei nel territorio. I presidianti, di fronte ai vigili urbani con l’ordinanza, non hanno opposto resistenza e sono usciti dal palazzo comunale, ma poco dopo, lì davanti si è radunata una piccola folla, monitorata dalla polizia comunale dalla polizia di Stato.

La testimonianza. «Stavamo dormendo – racconta Maurizio, uno dei presidianti, posatore di marmo, disoccupato da due anni, in cerca di lavoro – quando sono arrivati i vigili urbani. Sono stati gentili, ci hanno notificato l’ordinanza. Siamo usciti. Non condividiamo l’atto, in tutto questo tempo tenevamo anche puliti la sala e il bagno». L’Assembla permanente non ha affatto gradito l’ordinanza di sgombero, che ha avuto un suo segnale premonitore dal documento delle forze di maggioranza, che nei giorni scorsi avevano definito «non più sostenibile» quella situazione. Le “prove di dialogo” fra presidianti e amministrazione non hanno portato a nessun accordo e le posizioni sono rimaste distanti.

E’ stata una mattinata campale: i rappresentanti dell’Assemblea permanente sono rimasti sulle scale del Comune, dove erano state portate le loro masserizie: coperte, e quant’altro che hanno utilizzano nella loro permanenza nella sala di rappresentanza. Altri hanno attraversato su e giù le strisce pedonali in via 7 Luglio all’incrocio con via Cavour, suscitando un po’ di nervosismo negli automobilisti in uscita dalla città. Ma il traffico non è stato bloccato, però si sono create un po’ di code nelle altre strade. I vigili urbani hanno incanalato il traffico in salita da via Cavour, verso il centro storico, al solo scopo di evitare transiti davanti al Comune.

Una ragazza con il megafono ha riassunto le posizioni dell’Assemblea. Fra i passanti, alcuni commenti a favore dell’Assemblea, altri contrari.

Vigili urbani e polizia hanno presidiato gli ingressi del Comune. Il piano terra del municipio è rimasto aperto al pubblico per i servizi di anagrafe e stato civile: i vigili urbani hanno fatto entrare un cittadino per volta. Molta gente ha chiesto cosa fosse accaduto, nel vedere le forze dell’ordine nel palazzo. C’è chi si è spazientito nel dover attendere prima di potersi recare agli uffici a piano terra, altri hanno soffocato imprecazioni nel sentirsi dire che i piani superiori erano ieri interdetti al pubblico.

Ieri mattina, a caldo, dopo lo sgombero, il sindaco Angelo Zubbani che non si trovava in municipio, ha brevemente commentato, dicendo che giovedì 22 corso aveva fatto l'ultimo appello ai presidianti, che però non avevano lasciato la sala di rappresentanza. Lunedì 26 ha firmato l'ordinanza di sgombero. «L'operazione è avvenuta senza incidenti: la polizia municipale ha identificato sette persone che hanno lasciato il Comune senza opporre resistenza». Zubbani conferma la disponibilità al dialogo con l’Assemblea alla quale sono state fatte proposte, finora non accettate, per una sede alternativa.

L’Assemblea: l’amministrazione ha sbagliato. Fra i commenti negativi sullo sgombero, espressi da rappresentanti dell'Assemblea permanente, quello di Renzo Cantarelli, che parla di «decisione sbagliata da parte dell'amministrazione comunale, che ha scelto anche il giorno sbagliato per questa operazione, avvenuta nel Giorno della Memoria»: una ricorrenza per la quale ieri mattina i consigli comunali di Carrara e di Massa erano riuniti a Massa.

Il sindaco parla alla città. Il sindaco Angelo Zubbani ha poi diffuso un suo comunicato alla città, partendo dall’alluvione del 5 novembre: «I fatti di novembre hanno segnato un passaggio difficile. Abbiamo rispettato ogni espressione di dolore e rabbia, incassando ogni accusa molto prima che la magistratura stabilisse responsabilità e colpe. Siamo restati in silenzio di fronte alla rabbia disperata, abbiamo usato il locale più nobile della Casa Comune per creare una camera di compensazione tra collera e speranza ed in questi lunghi mesi abbiamo cercato con assoluto rispetto di individuare le forme perché restasse aperta la via di un confronto che non mortificasse le espressioni della protesta. Abbiamo offerto invano soluzioni, sedi alternative, abbiamo invitato al dialogo, alla riflessione, siamo stati costretti a svolgere le attività istituzionali in un clima pesante. Abbiamo pazientato, _ prosegue Zubbani _ abbiamo fatto tutto quello che ritenevamo giusto in nome di una ferita che è di tutti; infine ha prevalso il doveroso senso di legalità, di responsabilità, di presentabilità di fronte alla città che si sta rimboccando le maniche e un po’ alla volta si impegna a cercare di ricostruirsi migliore. Stiamo lavorando senza alcuna volontà di insabbiare, con trasparenza e determinazione, per fare emergere fino in fondo le cause di ciò che è successo».

«Sia chiaro che c’è per ogni amministratore pubblico una parte di responsabilità in tutto quello che accade, ma adesso vogliamo capire quale sia la nostra, e di quella farci pienamente carico; poi vogliamo riprendere il lavoro di analisi sullo stato di salute del territorio e vogliamo partecipare direttamente ad ogni decisione, con Regione e Provincia, sul come progettare e realizzare opere che offrano il massimo delle garanzie per tutti. Il tempo non si ferma e c’è bisogno di risorse, competenze e tempestività. Nel processo di ricostruzione non intendiamo arrogarci nessuna scelta che non sia prima sottoposta a verifica, esposta, discussa e confrontata, ma alla fine sentiamo su tutto la responsabilità che si agisca bene e con urgenza. E’ quello che stiamo facendo, al meglio delle nostre possibilità e con tutti i nostri limiti umani e di apparato, ma questi siamo, questo è il Paese nel quale viviamo e questa è la nostra città, la città che noi non intendiamo abbandonare ad una visione ispirata ad un “tanto peggio tanto meglio”. Ci sentiamo impegnati a lavorare per il meglio e intendiamo farlo con la massima determinazione e responsabilità, in un clima di legalità e senza intimidazioni in una Casa Comune libera e non occupata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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