Sicurezza
Il compagno di battuta in tribunale scagiona Alberto Galeotti
L'ex patron della Canniccia è a processo con l'accusa di aver cacciato di frodo un cinghiale. L'amico: eravamo andati a beccacce
MASSA: “Stavamo cacciando le beccacce: con quei fucili sarebbe stato un rischio sparare ai cinghiali. E a me Alberto non ha mai detto di averlo fatto”.
Nel processo che lo vede sotto accusa per caccia di frodo al cinghiale, il compagno di battuta, l’ex assessore lunigianese Franchino Bassignani, scagiona Alberto Galeotti, l’imprenditore di 52 anni, ex patron della Canniccia.
Davanti al giudice Congiusta è stata ripercorsa quella giornata, nei boschi di Podenzana del 9 gennaio di due anni fa.
“Eravano andati a beccacce – ha raccontato Bassignani, dalla mattina presto fino alle quattro del pomeriggio. Mentre facevamo rientro alle macchine Alberto si è accorto che i cani non gli erano andati dietro. È andato a cercarli: mi ha affidato il suo fucile per fare più in fretta. Ma, proprio mentre stavo tornando sulla strada mi hanno fermato le guardie forestali e mi hanno chiesto di chi fosse l’altro fucile. Poi, abbiamo atteso il rientro di Alberto, per circa venti minuti”.
Il compagno di battuta non ha riferito nulla sul cinghiale che, secondo l’accusa, sarebbe stato proprio il galeotti a trascinare. “Io non ho visto nulla, solo un cinghiale morto sulla st5rada con attorno diverse persone – ha riferito – Noi eravamo andati a beccacce, avevamo i fucili per quel tipo di caccia, sarebbe stato un azzardo sparare ai cinghiali”.
Eppure la. Guardia forestale ha denunciato Alberto Galeotti accusandolo di aver cacciato di frodo un cinghiale. All’epoca era stato utilizzato anche un elicottero dalle squadra antibracconaggio che aveva intensificato i controlli con l’ausilio anche della polizia provinciale. La caccia al cinghiale- è bene fare chiarezza - non è vietata ma occorre attenersi al calendario venatorio e alle prescrizioni emanate dalla Provincia.
Il processo è stato aggiornato, per la discussione al prossimo 23 febbraio.
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