Finanza
A processo il papà della Canniccia
Alberto Galeotti è accusato di caccia al cinghiale di frodo
MASSA CARRARA. L'inventore della Canniccia, storico locale della Versilia, finisce a processo per un cinghiale. Una battuta di caccia nella zona tra Castelpoggio e Aulla potrebbe costare cara all'imprenditore cinquantaduenne Alberto Galeotti, rampollo di una famiglia bene della Versilia con il fiuto per gli affari: la discoteca fortemarmina tra le sue mani diventò ben presto un locale alla ribalta nazionale. Tanto che Galeotti in seguito proseguì la sua attività nel mondo dello spettacolo assieme a Briatore nel grande rilancio del Twiga.
Lunedì 26, però, Galeotti, in gioventù nazionale di hockey (giocò in serie A col Forte dei Marmi nel ruolo di portiere) dovrà indossare i panni dell’imputato per affrontare davanti al giudice Garofalo la prima udienza del processo a suo carico. La Guardia forestale lo denunciò per aver cacciato di frodo lo scorso anno nella zona montana a cavallo tra i Comuni di Carrara, Fosdinovo ed Aulla. Era stato utilizzato anche un elicottero dalle squadra antibracconaggio che avevano intensificato i controlli con l’ausilio anche della polizia provinciale. La caccia al cinghiale non è vietata ma occorre attenersi al calendario venatorio e alle prescrizioni emanate dalla Provincia.
La pattuglia in servizio di vigilanza, allertata dal velivolo, aveva sorpreso l’imprenditore versiliese intento in una battuta di caccia al cinghiale. Era solo dal momento che è stato denunciato solo lui alla procura.
Le guardie forestali avevano raccolte le segnalazioni di diversi abitanti della zona che aveva udito degli spari nei boschi.
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