Attenzione
Massa Servizi, in aula l’ex ad Gastoldi respinge le accuse
Il dirigente attacca: «Non eravamo una scatola vuota, oltre alle riscossioni fornivamo anche dei servizi alla città»
MASSA. Un reato si prescriverà a metà marzo (la contestazione di fatture false datate 2007), gli altri se non si farà presto con cadenza annuale. Il processo è quello di Massa Servizi che vede alla sbarra Gian Mario Gastoldi, ex amministratore delegato di Massa Servizi, e Giuseppe Romolo Angelotti, ex amministratore di diritto di Ariete: Gastoldi è accusato di infedeltà patrimoniale e di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, reato contestato anche ad Angelotti. Ma i testimoni da sentire sono ancora molti (83 soltanto quelli di Gastoldi) e in più ci sono i consulenti delle difese. Ieri davanti al collegio presieduto da Giovanni Sgambati (Fabrizio Garofalo e Congiusta) si è presentato uno degli imputati, l’avvocato Gastoldi. L’ex ad ha difeso il suo operato, spiegando che il compenso ad Ariete era frutto di delibere degli uffici tecnici del Comune, ma soprattutto ha voluto chiarire un punto che in questi anni di accuse gli ha dato parecchio fastidio: «Massa Servizi non era una scatola vuota, del resto prestava dei servizi. Ariete non aveva costi aggiunti se non quello del consiglio di amministrazione, perché quello che faceva se non ci fosse stata Ariete dovevano farlo altri. Magari la stessa Massa Servizi ma con costri aggiuntivi». Aiutato dal suo avvocato Gastoldi ha usato la pacatezza per chiarire al collegio quali erano le dinamiche: «Massa Servizi non può essere paragonata ad altre società di riscossione, come hanno tentato di fare. Anche perché non faceva solo riscossione per il Comune ma aveva i servizi cimiteriali da controllare, la pesa pubblica e la riscossione delle sanzioni relative al mancato rispetto del codice della strada».
L’amministratore delegato ha anche chiarito il motivo della trasformazione della cooperativa Ariete in spa: «C’era un decreto che consentiva la trasformazione. Noi abbiamo tentato di coinvolgere i vecchi soci a entrare nella nuova società ma non fu possibile perché sarebbero stati costretti a presentare delle fidejussioni per coprire i due milioni e mezzo. Così dopo il loro diniego abbiamo fatto ricorso a due fiduciarie». Poi la lunga disamina delle fatture che il pm Rossella Soffio contesta come fasulle e il differenziale tra il fatturato di Massa Servizi e Ariete: «C’è una differenza di tre milioni e seicentomila euro secondo la procura e la guardia di finanza, ma non è cosìperché basta dare un’occhiata ai bilanci della prima e valutare i costi».
In udienza è stato sentito (dal pubblico ministero Rossella Soffio e, in contro esame, dai legali della difesa) anche il tenente colonnello della Finanza Lo Vito. È stato proprio lui, che ha coordinato le indagini che poi hanno portato al processo a carico di Massa Servizi, a parlare di “fatture opache”, quelle che sono finite nel mirino delle Fiamme Gialle.
Quasi a fare da contraltare a quanto dichiarato dall’ad Gastoldi, inoltre, il tenente colonnello Lo Vito ha parlato di scatole vuote, e di costi importanti carico del Comune e in ultima battuta dei contribuenti. Non solo, il rappresentante delle Fiamme Gialle ha puntato l’attenzione sul fatto che la scelta del socio privato, Ariete, da parte di Massa servizi sarebbe dovuta avvenire con una gara ad evidenza pubblica che avrebbe consentito, anche in questo caso di risparmiare sui costi. L’attenzione si è poi concentrata su due lettere, le missive del 26 aprile 2004, scritte da Ariete al Comune con tutta una serie di allegati sulla redicontazione economica delle società. Allegati che non sarebbero stati trovati da una verifica da parte della Guardia di Finanza.
Proprio per fare chiarezza su questo punto il presidente del collegio, Sgambati, ha disposto una perizia calligrafica per accertare l’autenticità delle sottoscrizioni delle due lettere. Per stabilire cioè se provengano da Angelotti (l’ad di Ariete) o dall’avvocato Gastoldi, amministratore di Massa Servizi. Una perizia che andrà ad aggiungersi all’enorme faldone, con tanto di cd, sulla redicontazione fra Massa Servizi, il socio Ariete e il Comune.
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