Il Tirreno

L’addio al comandante Vatteroni

L’addio al comandante Vatteroni

Ad 88 anni si è spento un grande della Marineria. I funerali alla Sacra Famiglia

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CARRARA. Marina di Carrara, stamani alle 10,30, alla chiesa della Sacra Famiglia, dice addio al comandante Luigi Vatteroni che si è spento giovedì, all’età di quasi 89 anni. Alla plancia anche dell’Andrea Doria (sbarcò due mesi prima della tragedia), fu consulente di parte civile nel processo sulla Moby Prince. Lo ricorda con affetto e stima e ne ricostruisce la storia il cugino Paolo Cucurnia: «Nato da famiglia di marinai della vela nel 1926 a Marina di Carrara, Luigi ebbe formazione e conformazione marinara nel suo stesso gruppo sanguigno.

Il padre, Guglielmo, naufragò e risultò disperso in mare in seguito al rovesciamento, dovuto a una tromba marina, della brigoletta“Indipendente” avvenuto al largo di Ponza nel 1929. Diplomatosi a Genova nel prestigioso Istituto Nautico S. Giorgio, che accoglieva e manteneva solo alunni meritevoli e selezionati, ne uscì a 18 anni col massimo dei voti: distinguendosi soprattutto nelle discipline scientifiche e nautiche. E fu subito mare! Dapprima con le barche e velieri di famiglia, poi con le navi dell'armatore Gavarone di Genova, infine con i più prestigiosi transatlantici della società Italia. Gruppo armatoriale nel quale percorse tutta la carriera: da allievo a comandante. Non solo, fu anche, nei primi anni ’60, rappresentate della stessa società per tutta la costa del Pacifico, con sede nella città californiana di San Francisco. Non c’è porto, nelle due coste americane: dall'Alaska alla Terra del Fuoco che il Comandante non abbia conosciuto o toccato. Appassionato studioso, si laureò - ricorda Cucurnia - negli anni ’50 in Scienze Nautiche, sempre navigando, all’Università di Napoli e superò l’esame di Analisi Matematica col grande Renato Caccioppoli, dal quale fu licenziato col massimo dei voti (30/30). Proverbiali, nell’ambiente marittimo, erano i suoi “punti nave” eseguiti anche in condizioni meteo estremamente dure. Era in grado, all’apparire di una stella fra la coltre di nubi, di prenderne velocemente col sestante la “altezza”, lo “stop” sul cronometro ed eseguire rapidamente i calcoli “altazimutali” per risalire al suo riconoscimento. Da lì, poi, partiva per la determinazione della longitudine e latitudine della nave!

Ad ulteriore riprova del valore del Comandante, nel 1954 trovò, segnalandolo, un errore di concetto nelle tavole inglesi degli azimut, tavole riconosciute ed adottate da tutti i naviganti per oltre un secolo. Ebbe per questo un riconoscimento, con medaglia, dagli stessi inglesi che dettavano legge in campo marittimo e oltre.

Si può veramente affermare - conclude Cucurnia - che Luigi Vatteroni abbia chiuso l’era della navigazione astronomica dopo averla portata, con approfondito ed appassionato studio al culmine oltre cui, questo sistema, difficilmente sarebbe potuto andare. Oltre ai tanti episodi che hanno costellato la sua luminosa carriera di marittimo, val la pena ricordare l’entrata trionfale con ormeggio in banchina a New York senza bisogno di pilota e rimorchiatori: bloccati per uno sciopero. Mi ricordava Luigi, circa un anno fa, che anche altre navi tentarono l’impresa ma andarono ad incagliarsi; proseguiva, mentre ancora gli luccicavano gli occhi: “Il giorno dopo ne parlava tutta New York, giornali compresi…”.

Ciao Luigi - è il saluto del cugino - con la tue storie hai segnato quella di una sincera, laboriosa Marina». Saluto a cui stamani si aggiungerà quello dell’intera Marineria.

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