Proteste
Condannato direttore delle Poste
A processo per peculato, non ha versato tutti gli interessi dei beni fruttiferi a una signora lunigianese che lo ha denunciato
MASSA. Quei buoni postali avrebbero dovuto fruttarle la bella somma di 2.700 euro. Un gruzzoletto su cui la signora lunigianese contava molto per le spese di casa e per aiutare i nipoti. Ma, dall'allora direttore pro tempore (e unico dipendente dell'ufficio di Zeri) ne aveva avuti soltanto duemila. In sostanza i buoni le avevano fruttato 700 euro in meno del previsto. A quel punto la signora non è rimasta con le mani in mano. Ha deciso di andare da sola ad informarsi su internet su clausole e percentuali legati ai buoni che aveva acquistato e sui quali aveva fatto il suo piccolo investimento.
Una volta accertato quale fosse il suo dovuto - secondo le informazioni messe insieme in rete , si è ripresentata alle Poste e ha preteso il resto della somma relativa ai suoi buoni. Non solo, subito dopo la donna ha pure denunciato l'allora direttore dell’ufficio di Zeri, Antonello D'Angelo di Massa, che si è trovato a processo per peculato.
Il processo è stato celebrato con il rito abbreviato. Il pm Alessandra Conforti aveva chiesto a carico dell'ex direttore delle Poste una condanna pesante, 2 anni di reclusione, motivata dalla recidiva, dal fatto cioè che l'uomo aveva già avuto una precedente condanna, nel 2009, per lo stesso tipo di reato.
La difesa (gli avvocati Rimmaudo, padre e figlio) hanno insistito sul fatto che quello finito al centro del processo fosse stato un mero errore di calcolo. Non un atto di peculato.
In sostanza, secondo la tesi difesa, il direttore e unico dipendente dell'ufficio postale lunigianese, avrebbe sbagliato i conti e avrebbe restituito alla cliente duemila euro anziché 2.700: e comunque avrebbe poi restituito la cifra mancante. Non subito solo per il fatto che aveva dovuto far passare il fine settimana prima di riuscire a rintracciare la cliente. A cui, alla fine, è stato resa la somma totale derivante dai buoni fruttiferi postali.
Per la pubblica accusa, invece, fu proprio la signora, una volta acquisita la documentazione in rete, ad andare ad avanzare le sue richieste. E non sarebbe stata contattata dal direttore. Anzi aveva dovuto ripresentarsi lei ad esigere quanto le era dovuto.
La vicenda risale al 2011, quando Antonello D’Angelo si trovava ad avere, temporaneamente, la reggenza dell’ufficio di Zeri (da tempo è stato trasferito in altra sede).
E i fatti sarebbero avvenuti, secondo quanto ricostruito durante l’udienza davanti al gip, un fine settimana, prima della chiusura dell’ufficio postale.
Il giudice Antonia Aracri nella sua sentenza di condanna, ha ritenuto, le generiche prevalenti e, sulla base di questa considerazione e del rito alternativo con cui è stato celebrato il processo, ha condannato Antonello D'Angelo a 8 mesi di reclusione, pena sospesa.
(a.v.)
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