Il Tirreno

PIETRO CERUTTI

«Comune al dissesto preso in eredità»

«Comune al dissesto preso in eredità»

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VILLAFRANCA. Dopo un solo mandato, Pietro Cerutti lascia la carica di sindaco. Un percorso che, seppure alcuni lo vedano come un passo indietro, porta con sé un bagaglio di esperienze e di vicissitudini umane, prima che amministrative che arricchiscono e permettono una crescita formativa importante.

Sindaco, perché lascia? «Sono stati 6 anni faticosi, ero già stato eletto all’interno del team che sostenne Fabrizio Antiga, quelli che mi lascio alle spalle. Da qui nasce il motivo per cui cedo il passo. Una scelta che nasce anche dalla difficoltà che ho di rapportarmi al mio lavoro, sacrificato durante questo mandato e un successivo avrebbe rischiato di compromettere il mio percorso professionale. Con questo non dico che abbandono, sono a disposizione della prossima amministrazione. Se vorrà avvalersi del mio contributo sarò ben disponibile ad accettare. Devo fare un ringraziamento a tutti coloro che in questo lasso di tempo hanno lavorato insieme a me con spirito di sacrificio e volontariato, con l’intento di conseguire il bene comune. Operando con grande entusiasmo. Ha denotato anche lei uno scollamento tra popolazione e amministrazione? C’è la tendenza da parte dei cittadini a catalogare i politici nella medesima categoria. Quando ci siamo rapportati con i cittadini abbiamo fatto capire che abbiamo cercato di amministrare nell’interesse di Villafranca. Nell’opinione pubblica credo che ci sia il riconoscimento del lavoro fatto. Con tutti i limiti e le carenze che ci sono state, ma con la buona fede e con i principi che ci hanno guidato. Facendo scelte in coscienza con l’obiettivo di fare il bene del paese. Poi sbagliare è inevitabile. Abbiamo fatto errori, li abbiamo riconosciuti. Anche il coinvolgimento della popolazione con un’informazione più capillare è stata tralsciata, ma ci siamo concentrati più sul lavoro più che su questi aspetti. Forse è trapelato solo una minima parte di quello che abbiamo fatto proprio non giocando su questo aspetto. Passiamo al lato amministrativo».

Come sono stati questi 5 anni. «La situazione che abbiamo ereditato era estremamente problematica. Forse ci voleva anche un po’ di incoscienza per prendere le redini di un Comune che era sull’orlo del dissesto. Da questa esperienza ho capito che basta poco per mandare un Ente a gambe all’aria. Sono bastati cinque anni di amministrazione scriteriata, che non ha avuto a cuore l’interesse del paese. Uno spreco di risorse pubbliche che ha creato un disavanzo di 2.5 milioni di euro e un’accensione di mutui per 13. Abbiamo operato su tagli sia a bilancio che dal punto di vista del personale per fermare questa emorragia. E’ stata un’impresa titanica che ha richiesto il lavoro di tutti, operando sotto organico: solo 21 i dipendenti che sono rimasti, di cui 5 part time. Siamo riusciti a cantierare opere per un totale di 14 milioni di euro, con 12 milioni di fondi extrabilancio. Quest’ultimo dato, se rapportato con la cifra dei mutui accesi dalla passata amministrazione, rende bene l’idea di che differenza abissale ci sia in termini di governance».

Com’è stato questo mandato per l’uomo Pietro Cerutti? «Mi hanno lasciato un buon ricordo. Sono stati cinque anni importanti che mi hanno permesso di venire a contato con realtà che altrimenti non avrei mai potuto conoscere. Mi è servita per crescere dal punto di vista umano e caratteriale. Ci sono state molte esperienze positive. I rapporti umani che si sono creati sono anche stai fattore decisivo per conseguire i risultati che si sono ottenuti. Un rapporto che è proseguito anche con i sindaci e gli amministratori del territorio. La parte extracomunale è stata la più difficoltosa con cui interfacciarsi». (c.b.)

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