Il Tirreno

Telefonini, prescrizione con l’influenza

Telefonini, prescrizione con l’influenza

La malattia del legale di uno degli imputati (quattro ex assessori del Comune) fa rinviare l’udienza a dicembre 2015

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MASSA. L’avvocato ha l’influenza e il processo sui telefonini imbocca la strada dell’oblio: due reati sono già prescritti, gli altri due che rimangono in piedi non vedranno la sentenza di merito perché la prossima udienza è stata rinviata alla fine del 2015 e rimangono troppi testimoni da sentire prima di aprire la discussione. Sarà impossibile quindi ascoltare la requisitoria del pm Rossella Soffio, come sarà impossibile sentire le arringhe degli avvocati che difendono gli ex assessori comunali (giunta Fabrizio Neri) finiti alla sbarra con l’accusa di peculato: Marco Andreani, Sabino Antonioli, Maurizio Morelli e Dina Dell'Ertole.

Processo nato male. Il procedimento era nato male: lo spostamento di un giudice dal penale al civile, dovuto al prepensionamento di cinque toghe avvenuto a fine ottobre 2010, aveva comportato il primo rinvio del processo ai quattro ex assessori del Comune di Massa. Ma poi era stato un continuo rinvio, per i motivi più disparati: un po’ per impedimenti del collegio, un po’ per problemi di questo e quell’altro legale.

L’accusa. Secondo il pubblico ministero Soffio gli ex assessori della giunta Neri avevano usato per scopi privati i telefonini forniti dal Comune. A segnalare gli allora amministratori alla procura era stata la guardia di finanza. Le indagini erano partite dalla pubblicazione di alcuni articoli in cui si riferiva di una vivace discussione in consiglio comunale su elevate spese telefoniche. Da qui la richiesta delle bollette e dei tabulati degli ultimi sei mesi di mandato. Gli inquirenti si sono concentrati sulle fatture che superavano i 15 mila euro (aspetto criticato da Marco Andreani). L'accusa non contesta però l'intera cifra, ma importi molto più contenuti. L'ipotesi di peculato riguarda, solo le chiamate di cui - secondo gli inquirenti - non è provato il carattere istituzionale.

Più di cento testimoni. Più di cento i testimoni. Il pm ha deciso di far testimoniare molti destinatari di quelle telefonate per capire se si trattava di chiamate di lavoro oppure no. E nelle udienze che si sono svolte (poche nel corso di questi quattro anni) sono sfilati davanti al collegio spiegando perché l’assessore li contattava. C’era chi ha detto al presidente Giovanni Sgambati che parlava con l’amministratore per segnalare delle buche sull’asfalto. Oppure chi discuteva dei problemi del partito. Nessuno ha mai detto che erano chiamate private. La testimone più attesa però era stata Marina Tongiani, la dipendente della Provincia che ha ricevuto più di trecento telefonate da Marco Andreani. La donna si è presentata in aula e ha ribattuto colpo su colpo alle domande: «Erano chiamate di lavoro». E quando il sostituto procuratore aveva sottolineato che la maggior parte erano state effettuate di notte lei non si era scomposta e aveva chiarito: «Dovevamo sentirci a quelle ore perché prima avevo da fare in Provincia».

La prescrizione. Alla fine del 2012 il sostituto procuratore Soffio aveva tentato una mossa a sorpresa per allungare i termini della prescrizione: interpretando una sentenza della Cassazione (sesta sezione) che spiegava come poter trasformare il reato da peculato a truffa aggravata aveva chiesto che anche il procedimento ai 4 ex assessori subisse questa mutazione. Ma la sua richiesta era stata rigettata da un successivo pronunciamento della Cassazione a sezioni riunite. La truffa aggravata avrebbe aumentato il numero di anni della prescrizione e il processo, almeno per quanto riguarda il primo grado, avrebbe avuto un senso.

Imputati. È chiaro che i quattro imputati possono anche rinunciare alla prescrizione del reato per andare a sentenza e così dimostrare la loro innocenza. Prossima udienza a dicembre.

Danilo D’Anna

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