Il Tirreno

Tassa marmi, indagine anche a Massa

Tassa marmi, indagine anche a Massa

Dopo Carrara, un nuovo fascicolo: inquirenti al lavoro per capire se siano stati fatti “sconti” agli imprenditori

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MASSA. L’inchiesta sulla tassa marmi si allarga a Massa. Le indagini su Carrara - parola del procuratore capo Aldo Giubilaro - sono chiuse. La prossima mossa, definiti alcuni obblighi burocratici, è la firma in calce alle richieste di rinvio a giudizio. Fatto il punto sul capitolo carrarese, la Procura getta gli occhi anche sul comune capoluogo e “inaugura” un secondo filone d’inchiesta sugli introiti derivanti da attività estrattiva. La Finanza un salto negli uffici di Palazzo civico l’ha già fatto, adesso si tratta di comporre le tessere del puzzle e capire se esistano i presupposti per ipotizzare anche a Massa un quadro simile a quello tracciato per Carrara.

Oltre Foce, gli inquirenti ipotizzano, infatti, che sul canone siano stati praticati “sconti” a vantaggio degli imprenditori lapidei e con danno per le casse comunali. In particolare gli importi sarebbero stati definiti in un processo di concertazione con le categorie del settore e non in applicazione della normativa regionale in materia. Adesso la Procura sarebbe al lavoro per capire se anche i cugini massesi abbiano definito le tariffe in base ad un accordo tra il Comune e gli imprenditori e - così ipotizza la Procura per Carrara - in barba al valore di mercato del bene. Garantendo, quindi, una riduzione dell’introito complessivo derivante dalla tassa marmi. Un filone quello massese indubbiamente meno impegnativo. Se a Carrara le cave sono circa un centinaio (di cui una settantina attive), oltre Foce il numero è molto più contenuto: 13 di cui una decina attive. Più contenuto anche l’importo a fianco della voce “Tassa marmi” nel bilancio di via Porta Fabbrica. A Massa, nel 2014 l’attività estrattiva ha portato nelle casse del Comune un milione e 700mila euro. Circa 300mila euro in più rispetto al 2012.

La tassa (correttamente: canone) viene pagata sul materiale estratto, blocchi e scaglie e si calcola sulla tonnellata. Il camion dalla cava raggiunge la pesa, il carico viene registrato e su quello è calcolato l’importo dovuto dall’imprenditore al Comune. Importo che a Massa - ci riferiamo a quello sul blocco - è pari a 9, 96 euro a tonnellata. La tariffa è stata aumentata nel 2013 quando è passata da 6,4 euro a 8,3. Lo scorso anno il nuovo aumento. Inquirenti al lavoro, quindi, sulla tassa marmi, non soltanto in quel di Carrara, ma anche a Massa dove il filone potrebbe ampliarsi estendendosi anche al tema delle concessioni e della loro gestione. Tema su cui gli ambientalisti hanno presentato una decina di esposti. Inchiesta ai primi passi, dunque, quella di Massa; a Carrara, invece, Procura ha tirato le somme della maxi indagine che ha coinvolto l’intera giunta (gli anni presi in esame sono compresi tra il 2009 e il 2014) e tutte le associazioni di categoria che, con il comune di Carrara, nel 2008 e nel 2009, hanno siglato gli accordi per le tariffe. Nell’inchiesta, infatti, non è finita Assindustria che, contestando alcuni aspetti, della convenzione, si rifiutò di sottoscriverla.

Adesso sotto la lente di ingrandimento c’è Massa.

Chiara Sillicani

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