Italia
Casa Rossa, protesta per le voci di sgombero del centro sociale
Montignoso, sit in degli antagonisti per timore di un blitz delle forze dell’ordine. Manifestazione anche venerdi
MONTIGNOSO. «La Casa Rossa non si tocca». Antagonisti in piazza ieri per protestare contro lo sgombero della ex casa cantoniera, sulla statale Aurelia a Montignoso, occupata dal 5 novembre 2012. Nessun ultimatum delle forze dell'ordine o comunicati istituzionali. Solo voci “attendibili” dicono i militanti, che hanno fatto scattare l'allarme tra chi da oltre due anni vive quel posto. Occupato, sì. Quindi, per legge, abusivo. Ma anche un luogo di incontro per molti giovani (e non solo) del territorio. Un luogo dove sono state organizzate festespettacoli teatrali, incontri culturali, cineforum, cene e pranzi sociali. Un posto insomma che sul territorio, mancava e che chi lo “ha creato” e chi lo ha vissuto non lo vuole lasciare.
L'allarme «sgomberano la casa» ha iniziato a girare qualche giorno fa, portando militanti e frequentatori del centro sociale a barricarsi dentro. Poi la decisione di scendere in piazza con due presidi. Il primo, appunto, ieri, davanti al teatro Guglielmi a Massa. L'altro sarà venerdì 23, alle 22, in piazza Mercurio a Massa.
«In oltre due anni di cammino la Casa Rossa ha rappresentato, crediamo, qualcosa di importante e di significativo, politicamente e socialmente - scrivono i militanti -. Soprattutto ha avuto la capacità di sperimentare quel livello di aggregazione e di riflessione comune, che è una pratica rivoluzionaria, nella forma e nella sostanza. Di fronte alla notizia abbiamo reagito nella maniera più logica, avvertendo tutti quelli che in questi anni hanno condiviso parte del nostro percorso e chiedendo una vicinanza e un sostegno. La risposta è stata eccezionale. Segno, forse, della bontà di un lavoro e della legittimità di una sperimentazione».
L'amministrazione comunale di Montignoso si dice estranea alla notizia. E non è così strano, vedendo anche quanto accaduto nelle altre città italiane (Milano in testa) dove alcuni sgomberi sono stati eseguiti all'insaputa delle amministrazioni locali. «Questo perché – dicono i militanti -non esiste ambito su cui accetta mediazioni il potere e porta tutto nell'alveo dell'ordine pubblico, sottraendo di fatto al piano politico ogni ordine del discorso». Quello che è noto è che l'amministrazione montignosina aveva cercato di “legalizzare” la presenza dei ragazzi nella struttura chiedendo ad Anas di cedergliela in comodato d'uso o in affitto.«In questo modo avremmo potuto ridarla in gestione a gruppi di giovani – spiega l'assessore ai lavori pubblici di Montignoso, Gianni Lorenzetti –. Ma la richiesta è ferma a Roma; Anas non ci ha mai risposto».
Intanto gli antagonisti hanno detto la loro, in maniera pacifica.«Difendere la Casa Rossa- dicono- significa difendere un'idea di società capace di sovvertire i concetti di legalità e di illegalità, capace di incidere nelle dinamiche del territorio, capace di smascherare un potere pervasivo che è responsabile della miseria e dell'ingiustizia. Difenderla significa viverla e condividerla».
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