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Rifiuti, settanta discariche “sospette”

Rifiuti, settanta discariche “sospette”

Il sindaco Volpi annuncia controlli “in tempi brevi ” sui siti individuati dallo studio del geologo Piccinini

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MASSA. Settanta “depositi di origine antropica” - così sono stati chiamati i cumuli di materiale - nella sola zona di costa, che si vanno a sommare alle diciassette discariche sul territorio comunale già censite da Regione, Arpat, Comune o Provincia. Tutte aree private e con materiale non ancora classificato. È quello che emerge dalla relazione redatta dal geologo Andrea Piccinini per l’aggiornamento del quadro conoscitivo geologico del regolamento urbanistico. Uno studio realizzato utilizzando sia i database delle discariche storiche – non necessariamente autorizzate, ma che comunque erano già censite - sia la tecnologia Lidar, una tecnica di telerilevamento che permette di determinare la distanza di un oggetto o di una superficie utilizzando un impulso laser e che funziona solo nelle zone pianeggianti (per questo i rilievi sono stati effettuati solo nella zona di costa). «Questa tecnica – spiega il geologo – permette però di leggere la superficie del terreno anche se l'area è coperta da vegetazione. Ossia è possibile rilevare la presenza di cumuli di materiale anche se l'area è coperta di verde». Quello che emerge quindi da questa relazione non è certo rassicurante. Nella sola zona di costa (esclusa quindi tutta l'area collinare e di montagna) sono stati individuati settanta depositi.

«Sono zone più o meno grosse – spiega Piccinini – dove il materiale è stata depositato sistematicamente e il cumulo si è formato nel tempo, spesso negli anni. Non è quindi una zona dove viene scaricato ogni tanto del materiale, come sui cigli delle strade o nella zona industriale». Tutte aree private, dicevamo, senza autorizzazioni specifiche. Alcuni depositi sono davvero grandi. Il caso più eclatante che rende noto il geologo è quello nell'area del nuovo ospedale unico in viale Mattei.

Il deposito in questione occupa una superficie di 8mila metri quadrati e un volume di 16mila metri cubi. «Questo tipo di studio copre un arco temporale di circa cinquant'anni – spiega il geologo – e vede quindi il progressivo crescere del cumulo di materiale. Ebbene, quello in viale Mattei nel 1984 era un terzo di adesso. Ciò non fa altre che confermare che non è uno scarico una tantum ma sistematico».

Questo deposito, come la maggior parte di quelli individuati, si trova a ridosso del reticolo idraulico, a pochi centimetri quindi dalle falde.

Nel bacino del Magliano ad esempio sono stati rilevati 27 depositi, 17 sul Brugiano, 9 nel torrente Canalmagro, 6 nel fosso Poveromo e 2 nel Fosso del Sale. Il punto è che la relazione ha permesso di rilevare la presenza di materiale ma non il tipo di materiale.

Non è chiaro quindi se esso sia pericoloso, speciale o inerte. Spetterà adesso all'amministrazione comunale fare i dovuti accertamenti e, dove necessario, fare la caratterizzazione e ordinare il ripristino dei luoghi. E il sindaco Volpi ha già annunciato che i controlli saranno fatti. In tempi brevi.

Melania Carnevali

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