Il Tirreno

«Paghiamo Gaia per servizi mai avuti»

E il comitato chiede un’indagine alla Procura: vogliono soldi per il 2006-2011 quando non gestivano l’acquedotto

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MASSA. Hanno raccolto firme, hanno organizzato stand informativi e promosso incontri. Adesso gli aderenti al comitato “Acqua alla gola” passano alle vie di fatto: Alfonso Baldi, che di quel comitato è promotore, prende carta e penna e scrive a Prefetto e Procura. La richiesta è secca: un’indagine che faccia chiarezza sulla gestione di Gaia e sulla legittimità dei costi complessivi del servizio idrico.

Il comitato punta alla condivisione e sceglie di rendere pubblico il documento. Lo fa affidandosi ai social e ai “Mi piace” di Facebook, ma non rinuncia al vis à vis: ieri pomeriggio l’appuntamento è in piazza Aranci, l’intenzione è quella di “mettere in scena” un flash mob. Tutti con lo sguardo puntato verso il Comune, un modo per chiedere all’amministrazione «di stare dalla parte dei cittadini». Ma pochi sfidano il freddo (comunque molti meno di quanti si fanno avanti su Facebook) e il comitato al flash mob preferisce il più tradizionale megafono, con una serie di no «alle fatturazioni da strozzini».

Nel mirino ci sono le partite pregresse, una sorta di adeguamento tariffario (vedi box accanto) che ai massesi proprio non va giù. E non soltanto perchè, in tempo di crisi, tocca pagare “gli arretrati”, ma anche perchè quegli arretrati - spiega il comitato - riguardano in parte servizi non erogati. Le fatidiche partite, infatti, sono relative alla depurazione (indicata con D in bolletta), alla fognatura (con F) e all’acquedotto (A), per il periodo - così è indicato nelle ultime fatture - 2006-2011. E qui arrivano le contestazioni perchè - il comitato picchia duro - se in quegli anni Gaia già gestiva rete fognaria e attività di depurazione, non si occupava invece dell’erogazione dall’acquedotto, insomma dell’acqua che sgorga dai nostri rubinetti. «Quel servizio è nelle mani della società dal 2012 - Alfonso Baldi va al cuore del problema - e, nonostante ciò, ci vengono chieste le partite pregresse anche per i sei anni precedenti».

Così il comitato sta valutando di percorrere la strada già battuta dai colleghi di Forte dei Marmi che le bollette di Gaia le pagano, sì ma decurtate delle cifre richieste per le ormai arcinote partite. Tanto che - e non a caso - in piazza Aranci ieri pomeriggio c’è anche Daniele Ferrante che presiede il comitato versiliese.

Ma “Acqua alla gola” va oltre e mette in dubbio anche le modalità di gestione di Gaia spa, delineando un «conflitto di interessi». Conflitto che si concretizza nella “duplice funzione dei sindaci”: «Dal sindaco - Baldi semplifica il concetto - ci si aspetta che tuteli il cittadino, che sia il primo e principale referente per l’utente. Bene - tira le somme - quello stesso sindaco è però anche socio di Gaia, impegnato a garantirne la piena efficienza economica della società. Sembra davvero una stortura e viene da pensare che chi paga sia tutt’altro che garantito».

Ecco quindi la lettera alla Procura e l’obbiettivo di un’indagine. Obbiettivo “ambizioso” certo cui se ne affiancano altri, più immediati: «Divieto di sospendere il servizio a chi, per motivi economici, non riesce a pagare e - continua Baldi - letture a domicilio per gli anziani». E una speranza: «Che il sindaco apra un tavolo e convochi le associazioni e i comitati per tornare ad una gestione diretta». Conferma di un servizio pubblico, ma addio alla società Gaia.

Chiara Sillicani

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