Sicurezza
Non versa le ritenute Tfr per pagare gli stipendi
L’amministratore unico di una ditta di segagione del granito era a processo “Evasione necessaria” a causa delle difficoltà per la difesa, Il giudice l’ha assolto
CARRARA. La crisi entra in tribunale. Dalla porta d’ingresso principale. E diventa una delle motivazioni “forti” nelle arringhe degli avvocati.
Perché, proprio a causa della crisi nelle piccole aziende si trova a dover prendere delle decisioni difficili come quella di non pagare le ritenute del Tfr per poter onorare gli stipendi dei dipendenti.
Per non lasciare senza mensilità le famiglie che gravitano attorno alle aziende stesse.
È quanto accaduto all’amministratore delegato di una azienda di segagione del granito, Luciano Giorgi. La Sesgra che, come molte altre realtà della provincia, ha conosciuto fin troppo da vicino le difficoltà del settore. Ed è stata proprio la crisi a spazzarla via, come molte delle realtà, grosse o piccole, della filiera del marmo.
Per la Sesgra i problemi sono arrivati a partire da qualche anno fa. E nel momento di maggiore difficoltà, prima della dichiarazione del fallimento, l’allora amministratore dell’azienda, secondo l’accusa non avrebbe versato le ritenute Tfr ai dipendenti.
Per poter pagare loro gli stipendi: a tutti tranne che a se stesso, è la sua posizione quella che è stata lasciata indietro. Lui che non si è preso lo stipendio. Una vicenda delicata. Una storia difficile, di quelle che, di questi tempi, in tribunale, arrivano sempre più spesso.Da un lato c’è la legge, ci sono i numeri, le cifre e gli obblighi fiscali. Gli adempimenti burocratici.
Dall’altro ci sono le difficoltà economiche con cui ha dovuto, e continua, a fare i conti il settore del lapideo, in particolare quello della segagione. Ci sono le mogli, i figli, le famiglie di chi lavora, dei dipendenti che rischiano di rimanere senza stipendio proprio a causa delle difficoltà in cui si trova l’azienda.
La vicenda su cui si è espresso il giudice Garofalo parte proprio da qui, da questo contesto. Per il reato d i evasione è finito a processo l’amministratore della Sesgra.
E il pubblico ministero, Marco Rappelli, al termine del dibattimento, in cui è stato sentito anche il curatore fallimentare dell’azienda, aveva chiesto a suo carico la condanna a otto mesi di reclusione, motivando la sua richiesta con il fatto che, le somme necessarie come ritenute nelle buste paga dei dipendenti, avrebbero dovuto essere stanziate da tempo, ancora prima delle difficoltà in cui poi si è trovata la ditta. L’avvocato della difesa, Patrizia Conti, ha posto l’attenzione su un punto in particolare della vicenda definendo con poche e dirette parole, l’evasione come “necessaria” perché determinata da una particolare situazione di crisi.
E ha chiesto quindi per il suo assistito l’assoluzione.
Il giudice Fabrizio Garofalo ha assolto l’amministratore unico della Sesgra Luciano Giorgi perché il fatto non costituisce reato.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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