Italia
l'operazione
La fabbrica della droga del latitante rendeva quattrocentomila euro
Danilo D'Anna
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Arresto per drogaAntonio Danieli era ricercato da oltre un anno per tentato omicidio. In manette uno dei clienti del trafficante produttore di marijuana. Indagini su altri apuani che lo aiutavano a sfuggire alle forze dell'ordine. I contatti con i parenti grazie a Facebook e le chat
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MONTIGNOSO. Nel mondo reale Antonio Danieli, trentenne lombardo latitante dall’aprile del 2013 con l’accusa di aver tentato di uccidere un marocchino che gli doveva dei soldi per una fornitura di droga, era un fantasma; nella vita virtuale invece c’era in maniera prepotente: a colpi di mouse acquistava il materiale per alimentare la sua fabbrica di marijuana e su Facebook e chat, con falsi profili, rassicurava i parenti preoccupati per la sua salute.
Danieli aveva scelto la provincia apuana per rifarsi una vita (da delinquente) dopo essere sfuggito a una serie di restrizioni che gli aveva imposto un giudice di Varese dopo che aveva esploso cinque colpi di pistola contro un nordafricano che gli doveva del denaro. Da più di un anno, grazie a una fitta rete di amicizie che sono al vaglio degli inquirenti massesi (nucleo investigativo dei carabinieri e procura), si nascondeva in una casa di Montignoso. Vita riservata, soltanto poche persone potevano avvicinarsi: una di queste era Iacopo Gatti, pure lui trentenne, montignosino, finito in manette perché trovato nell’abitazione di Danieli mentre stava acquistando due etti di hashish. I due erano stati intercettati e tenuti sotto controllo dal comando dell’Arma di Varese che stava con il fiato sul collo del latitante da tempo. Ma Gatti non era l’unica persona del posto ad aiutare la latitanza di Antonio: altri tre uomini sono sotto inchiesta, uno perché ha prestato il suo nome per intestarsi il contratto di affitto della casa e dei due capannoni dove Danieli produceva marijuana a ciclo continuo. Tanto che i militari hanno sequestrato parecchio materiale. Il latitante grazie ai prodotti che comprava sul web con un semplice click coltivava marijuana e si occupava anche della raccolta e dello stoccaggio della sostanza stupefacente in alcuni stabili, con un giro d’affari di circa quattrocentomila euro.
L’operazione ha portato anche al sequestro di 700 piante di marijuana, chilogrammi di droga già raccolta (le foglie erano state congelate e si trovavano in un freezer) e macchinari del valore di centoquarantamila euro. Soldi che aveva raggranellato grazie alla sua attività criminosa che aveva messo in piedi nel varesotto.
La notte del 12 aprile del 2013 Antonio aveva sparato cinque colpi d'arma da fuoco contro un uomo di origine marocchina con il chiaro intento di ucciderlo. Lo straniero, ferito, riuscì però a fuggire recandosi, per le cure, al pronto soccorso dell'ospedale di Tradate. E denunciò l’aggressore. Accusato di tentato omicidio e di detenzione illegale di arma da fuoco sulla base delle indagini svolte dai carabinieri di Varese e colpito da provvedimento di fermo emesso dal pm Giulia Troina, aveva fatto perdere le sue tracce. Dopo due anni di indagini in rete l’Arma è riuscita a fermarlo e mandarlo in carcere.
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