Il Tirreno

re-industrializzazione

Aree troppo care e da bonificare

Aree troppo care e da bonificare

Un “tavolo” per superare la crisi: tanti problemi ma clima positivo

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. La strada l’ha indicata il governatore della Regione Enrico Rossi: è necessaria l'apertura immediata di un tavolo di concertazione per stipulare un accordo di programma per l'area di Massa-Carrara con l’obiettivo di realizzare «un progetto di riconversione e riqualificazione industriale, come previsto dalla legge per le zone di crisi industriale complessa a rilevanza nazionale». Istituzioni locali e sindacati hanno accolto l’indicazione e ieri mattina si sono ritrovati a Palazzo Ducale per una prima riunione sul tema. Sindaci e presidente della Provincia; segretari di Cgil, Cisl e Uil; Camera di Commercio, consiglieri regionali (Loris Rossetti e Paolo Marini) e la deputata pd Martina Nardi hanno così cominciato a discutere su cosa mettere in quel progetto di “riconversione e riqualificazione” industriale.

Un primo tema emerso è quello della “attrattività” del territorio che deve essere accresciuta con investimenti sulla rete logistica, cioè con strade, ferrovie e con il potenziamento-allargamento del porto di Marina di Carrara. Ma prima ancora occorre una “ricognizione” delle aree disponibili che “devono essere restituite alla produzione”. Tema questo a cui si lega strettamente la questione delle bonifiche che devono avere tempi più rapidi “come è avvenuto per i progetti Eaton e Cuccinelli”. In particolare si deve pensare a cosa fare della ex Rumianca (o Enichem), 17 ettari ormai da decenni inquinati e abbandonati.

Sollevato anche il problema dei costi delle aree: «Ci si attesta – dice Paolo Gozzani, segretario provinciale di Cgil – su 250 euro a metro quadrato: siamo la zona più cara d’Italia ed è logico che le aziende non siano attratte da questo territorio». Sul tavolo, pure l’annosa questione del ruolo del Consorzio Zia: deve essere quello il soggetto per promuovere l’attrattività del territorio? E la questione pesantissima degli ammortizzatori sociali per chi è rimasto senza lavoro. Sono oltre mille i lavoratori che rischiano di rimanere senza alcuna indennità. E i progetti di pubblica utilità per il riassetto idrogeologico in cui impiegare i senza lavoro non pare possano risolvere la situazione.

Temi non certo nuovi. Unica novità, pare, il clima di accordo. «Abbiamo la consapevolezza che il territorio deve presentarsi unito e nella riunione di ieri lo spirito era quello», commenta Gozzani.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web