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«Ottomila euro trattenuti a una postina»

«Ottomila euro trattenuti a una postina»

L’avvocato Claudio Lalli a processo per appropriazione indebita: il caso di una lavoratrice di Sassari

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CARRARA. Denaro trattenuto - secondo l'accusa- dai risarcimenti di alcuni lavoratori che hanno fatto causa, dal 2008 al 2011, contro le Poste italiane.

In misura superiore, sempre per l'ipotesi accusatoria, a quanto stabilito dal giudice dell'esecuzione. Per questo che è finito a processo Claudio Lalli (assistito dai legali Andrea Corradino e Claudia Volpi), noto avvocato carrarese, imputato di appropriazione indebita a danno dei clienti (otto per la precisione che hanno sporto denuncia dalla Sardegna, da Firenze, da Orte e da Roma) che ha assistito nelle cause di lavoro vinte contro Poste Italiane.

Una corsa contro il tempo e , soprattutto, contro la prescrizione che, comunque, come è stato ribadito in udienza dal giudice Fabrizio Garofalo, riguarderebbe solo i casi relativi al 2008, non quelli del 2010 e 2011.

Intanto sono state fissate le prossime udienze per cercare di rimanere comunque nei tempi: prossimo 28 marzo sarà sentito l’ultimo teste del pubblico ministero, il 18 aprile i cinque testimoni della difesa e, per la discussione la data messa in agenda è quella del 6 giugno. Ed è stato predisposto l'accompagnamento coatto di uno dei testi che doveva presentarsi all’udienza di ieri.

Una vicenda complessa che riguarda la controversie di lavoro fra alcuni impiegati e Poste italiane spa.

Secondo l'accusa l'appropriazione indebita si sarebbe verificata rispetto a quanto liquidato dal giudice (o meglio dai vari giudici ) in esecuzione della sentenza della corte di appello, sezione Lavoro.

Nell'ultima udienza è stato preso in esame il caso di una delle impiegate, Giulietta Casta la cui richiesta di risarcimento è stata accolta a suo tempo nella causa di lavoro con Poste italiane e all'esito della quale il tribunale di Sassari (nell'ambito della causa civile numero 1393/06) ha assegnato alla denunciante, al netto, 77.616 euro, somma erogata dalla Banca d'Italia filiale di la Spezia in esecuzione dell’ordinanza.

L'avvocato Lalli, secondo quello che si legge nel capo dì imputazione, avrebbe trattenuto la somma di 2.500 euro, liquidatogli dal giudice dell'esecuzione, e restitutiva poi alla Casta, a mezzo di assegno, la somma di 66.711 euro, appropriandosi indebitamente - secondo l'accusa - di 8.408 euro “a titolo di ulteriore e non liquidato compenso del proprio credito vantato nei confronti della impiegata per spese e competenze relative all'incarico professionale, in misura superiore a quanto liquidatogli dal giudice dell'esecuzione”.

Una vicenda ancora tutta da chiarire che andrà a sentenza il prossimo mese di giugno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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