Il Tirreno

IL COMMENTO

Il degrado fra ribellione e rassegnazione

Cinzia Carpita

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CARRARA. Un altro scossone dato all’amministrazione comunale. Dopo il Degrado Tour nel centro città, l’Assemblea permanente è scesa ad Avenza, e continuerà sicuramente con queste iniziative per ribadire cosa non va nel territorio. Lo ha detto chiaro e tondo.

Nel mirino c’è chi amministra. Ma la richiesta che sindaco e giunta vadano a casa, ci sembra che abbia reso ancor più stridente l’abisso che c’è tra la voglia di cambiare della gente, e la rassegnazione della gente.

Da una parte i presidianti che si sgolano a dire che chi ha amministrato finora non ha fatto un granché per la città; e dall’altra una città che fatica perfino a seguire un corteo pacifico.

Questa regola dell’assenza ha registrato soltanto un’eccezione: la massiccia e rabbiosa protesta popolare subito dopo l’alluvione che ha inondato Marina il 5 novembre scorso, con il crollo del muro d’argine del Carrione.

Non è questione di appartenenza o di non appartenenza politica. La Carrara della Resistenza (l’Assemblea permanente ha “adottato” il murale e gli occhi della partigiana Francesca Rolla), la Carrara delle lotte per la libertà, è oggi una Carrara spenta. Nel dare a chi amministra le colpe di tutto ciò che non funziona (seppure le responsabilità ci siano), questa città si scarica la coscienza, forse dimenticando se stessa e la propria identità.

 

E se è difficile continuare a rimboccarsi le maniche anche dopo un’alluvione disastrosa, e un crollo che chiede giustizia, magari non è troppo tardi per guardare oltre l’ostacolo.

Pur pretendendo tutto lo sforzo possibile da qualunque amministrazione comunale  affinché la città migliori, vorremmo vedere la gente, almeno, affacciarsi alle finestre quando passa un corteo di protesta. Affacciarsi e interrogarsi. Che non vuol dire schierarsi per forza, pro o contro. Ma  sentirsi parte integrante di una comunità che non si rassegna.

 

 

 

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