Il Tirreno

«Avenza, ecco l’infinita metastasi»

di Cinzia Carpita
«Avenza, ecco l’infinita metastasi»

Il “degrado tour” dell’Assemblea permanente: un centinaio in corteo dalla Grotta fino alla Sala Amendola

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CARRARA. Arrivano a gruppetti, con cartelli e striscioni: si radunano in via Passo Volpe davanti allo stabilimento Omya. Per l’Assemblea permanente che ha organizzato il “Degrado tour” questa volta ad Avenza (dopo quello in città), la multinazionale che produce carbonato di calcio con il marmo delle Apuane, sarebbe uno dei simboli, negativi, dello smantellamento e dello sfruttamento della montagna. Per questo il corteo parte da lì. Ma il degrado viene indicato dai manifestanti anche su quel tratto di strada: «Niente marciapiedi, illuminazione inadeguata, e traffico pesante». E siamo solo agli inizi del tour. «Qua è una metastasi infinita», dicono parlando del territorio. Il corteo, (forze dell’ordine a distanza) si muove pacificamente in via Passo Volpe verso il centro storico di Avenza. Passa fra case e negozi, distribuisce alla poca gente che si affaccia sulle porte, il giornalino “Carrarasiribella” a cura dell’Assemblea permanente dei cittadini che da settimana presidia la sala di rappresentanza del municipio.

E’ un’Avenza, di sabato, poco reattiva, quasi rassegnata a quel degrado che i manifestanti cercano di evidenziare nella loro “via crucis” con fermate nei punti cruciali, con canti e musica, con slogan contro l’amministrazione Zubbani che i presidianti vorrebbero andasse “a casa”.

Dopo la partenza avvenuta alle 15,30 il corteo passa davanti alle scuole di via Passo Volpe riverniciate, e dentro il borgo di Avenza dove spunta fra le case un pezzo di torre dell’antico castello Castruccio Castracani, che suscita per il suo stato di abbandono, le critiche del corteo. Ed ecco il mercato coperto: «Dal 9 al 16 scorsi lo hanno svuotato, dentro c’era roba da tanti anni – dice uno al megafono – A qualcosa è servita l’Assemblea». Ma quella struttura attende da molto di essere riqualificata. Attende scelte che non decollano.

La “processione” arriva sul Carrione, in via Argine sinistro e poi discende via Giova Pietro fino all’ex sede del Cat. Breve sosta anche lì, dove sì, c’è la Protezione civile nel capannone, ma il vecchio palazzo prospicente la strada è un altro pezzo di Avenza che non viene strappato al passato e alla decadenza. Alle 16,30 la gente con cartelli e striscioni (“«Non abbandoniamo la città”, “Partecipazione. Carrara si ribella” e altre scritte) si incammina in via Toniolo, giunge alla stazione ferroviaria, da anni declassata. «La stazione dovrebbe essere un biglietto da visita per la città. E’ stata fatta un po’ di pulizia, guardate quel camminamento», viene additato un sentiero dove prima c’erano i rovi. «Va fino alla Colombera, ma l’hanno ripulito solo un po’». Davati alla stazione ecco una piccola rappresentazione teatrale: una ragazza impersona una viaggiatrice che scende dal treno e interroga il capostazione, credendo di trovarsi in uno scalo periferico. Battute ironiche sul degrado, su cosa manca alla città. La viaggiatrice decide di non fermarsi a Carrara: «Capotreno! Aspetti! Salgo su un altro treno!». Ore 17: il corteo arriva all’ultima tappa. La biblioteca oggetto di polemiche perché ridimensionata, e la Sala Amendola che non viene riaperta da tempo. Nel piccolo giardino scoppiano alcuni fumogeri e compare Renzo Cantarelli (dell’Assemblea permanente) vestito da Dante Alighieri: recita il terzo canto dell’Inferno dedicato agli ignavi.

L’Assemblea invita il territorio ad essere compatto, da Cararra a Marina, a unirsi ai presidianti. «Dicano gli avenzini cosa vorrebbero. Questa lotta dovrebbe essere di tutti, contro il degrado. Gli amministratori non danno risposte, vorremmo averli come interlocutori e invece li abbiamo come avversari».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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