Il Tirreno

Frana di Lavacchio, il pm chiede 33 anni

di Chiara Sillicani
Frana di Lavacchio, il pm chiede 33 anni

Due ore di requisitoria di Rossella Soffio: nessuna manutenzione sulla strada. La diligenza avrebbe evitato la tragedia

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MASSA. Una requisitoria di due ore, un quadro dettagliato di testimonianze e consulenze, una ricostruzione di cause ed effetti. Fino a quel terribile 31 ottobre 2010 quando una colata di fango, nella notte, si porta via Nara Ricci, 39 anni e il suo piccolo Mattia Guadagnucci, soltanto tre. Il pubblico ministero Rossella Soffio non ha dubbi: su via Bergiola, a Lavacchio, non sono stati fatti interventi di manutenzione e pulizia da parte della Provincia, nè chi ne aveva titolo ha impartito l’ordine di farlo a dipendenti e cantonieri. Condotte omissive (per parlare in termini giuridici) che - così sostiene l’accusa - hanno aggravato la fragilità di un territorio già provato e contribuito alla terribile frana. Omissioni gravi che motivano le pesanti richieste di condanna di Rossella Soffio: 33 anni e 2 mesi complessivi per i 6 imputati.

La richiesta è di 6 anni e un mese per Giuliano Arrighi, all’epoca dei fatti dirigente dei lavori pubblici in Provincia, Mauro Alberti, responsabile del servizio strade a Palazzo ducale e Antonio Cirillo, il libero professionista che ha certificato alcuni lavori di contenimento eseguiti a Lavacchio. Lavori che - ipotizza l’accusa - non sarebbero stati realizzati correttamente: un tubo di raccolta acqua, previsto da progetto, sarebbe stato sostituito con un cordolo.

Ai tre imputati, infatti, il pubblico ministero non contesta soltanto i reati di omicidio e disastro colposi, ma anche quello di falso. Falso che sarebbe stato commesso proprio certificando la regolare esecuzione dei lavori. Rossella Soffio - per motivare nel dettaglio la sua richiesta - “individua” anche due aggravanti: quella di aver commesso il fatto «pur nella previsione dell’evento» e quella (per i due dipendenti provinciali) di aver violato i doveri di pubblico ufficiale.

Per Nicola Rossetti, responsabile provinciale del servizio costa e Libero Ballerini, capocantoniere, il pubblico ministero chiede 5 anni (a loro non è contestato il reato di falso). Richiesta meno pesante - 4 anni e 11 mesi - per Paolo Busticchi, titolare della ditta che ha eseguito i lavori, a cui non vengono contestate le aggravanti. Un’udienza, quella di ieri mattina, che vede il pubblico ministero impegnato nella ricostruzione dell’intero iter processuale e nell’esposizione del materiale probatorio. Rossella Soffio non ha dubbi: non soltanto, nonostante le ripetute richieste dei cittadini - ribadisce- non sono mai stati fatti interventi di manutenzione, non soltanto - aggiunge - non sono stati effettuati lavori corretti di regimazione delle acque, ma - lo ricorda nella requisitoria - chi di dovere in Provincia non ha impartito ordini, nè verificato sull’operato di chi la manutenzione avrebbe dovuto realizzarla. Non la pioggia eccezionale, come sostenuto dai consulenti di parte, ma la mancata cura del territorio, sarebbe, secondo l’accusa, la causa della frana che si è portata via Nara e Mattia.

E il pm, a conferma, cita le dichiarazioni testimoniali e traccia il quadro di uffici, a Palazzo Ducale, in cui mancano i mansionari, in cui nessuno registra il lavoro di controllo sulla salute delle strade. E via Bergiola - ricorda la Soffio - non se la passava bene: griglie occluse, cuneette ostruite, pendenza a valle anzichè a monte.

Requisitoria dettagliata e tecnica dunque anche se, in chiusura, prima di formalizzare le richieste, il pm si concede “una divagazione” oltre i territori del giuridico e si affida ad un’immagine: «Signor giudice, sono morti abbracciati un bambino e la sua mamma. Una donna che (lo ha provato l’autopsia ndr) ha tentato fino all’ultimo respiro di salvare suo figlio. Ci sono tanti modi di fare le cose, sarebbe bastata la diligenza».

Adesso tocca ai difensori dei sei imputati dimostrare, nella prossima udienza (il 30 gennaio) che la diligenza invece c’è stata.

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