Il Tirreno

Bonifica ex Enichem, altre prescrizioni

di Cinzia Carpita
Bonifica ex Enichem, altre prescrizioni

Produzioni cessate dal 1984, restano i veleni della chimica. Migliora la falda: già spesi 18 milioni di euro per purificarla

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CARRARA. Diciotto milioni di euro spesi in oltre dieci anni (circa 1,2 milioni all’anno), per la bonifica della falda nell’area ex Enichem, dove c’era la Rumianca. Industrie del defunto polo chimico che su è portato via anche la vita di molti operai.

Abbiamo chiesto un agiornamento a Eni, sulla situazione che parrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) alla svolta definitiva, cioè ok finale del ministero dell’ambiente, al progetto di bonifica. Da Roma, con prescrizioni, hanno chiesto l’ennesima integrazione.

Una storia infinita, di questi diciassette ettari di area deindustrializzata, oggi una tabula rasa: dove prima c’erano vari edifici per gli impianti che trattavano sostanze chimiche, oggi c’è solo l’impianto dei pozzi che emungono l’acqua della falda idrica e la purificano. Il sottosuolo con tutti i veleni che ci sono finiti nel corso delle lavorazioni dalla Rumianca all’Enichem, e che furono individuati dai controlli di Arpat e di organismi sanitari, deve ancora essere disinquinato. E sono trascorsi 31 anni da quando, il 12 marzo 1984, un incidente chimico all’interno dello stabilimento, ne decretò la chiusura per sempre.

In una zona industriale che cerca di rilanciarsi con nuovi insediamenti produttivi, non inquinanti, i 170.000 metri quadrati sono inutilizzabili da decenni. Perché avvelenati.

L’area fu acquistata dall’Eni, e per essa dalla Anic, dal primo aprile 1982, tramite il passaggio degli impianti chimici che erano stati della Sir Rumianca.

La Rumianca produceva fitofarmaci: alcuni furono continuati ad essere prodotti dall’Anic (poi Enichem) fino al 1984.

Dopo la chiusura dello stabilimento, e i controlli sullo stato di inquinamento dei suoli, si parlò di circa 200.000 metri cubi di materiali inquinanti (dall’arsenico ai diserbanti, individuati dalle caretterizzazioni) derivanti dalle lavorazioni che nel corso degli anni erano state fatte in quell’area.

Cominciò la telenovela dei progetti di disinquinamento, presentati al ministero dell’ambiente, ma che hanno “attraversato” un governo e l’altro, con innumerevoli prescrizioni e normative che venivano aggiornate. Ad esempio, a progetti presentati nel 2004 vennero chieste integrazioni nel 2005. Il 13 agosto 2008 Syndial presentò al ministeto il progetto operativo riaggiornato di bonifica di suoli e falda. Altre prescrizini. Il 22 gennaio 2010 da Roma vengono chieste ulteriori modifiche su alcuni aspetti progettuali.

Nel frattempo, nel 2004 era cominciata la bonifica della falda: 28 pozzi di emungimento delle acque che vengono trattate e poi immesse el Fosso Lavello secondo i parametri di legge.

Nel 2011 il progetto di bonifica di suoli e falda era stato valutato dagli enti competenti, come “approvabile” salvo alcune ulteriori integrazioni richieste e consegnate da Syndial nel marzo 2012. Nel luglio dello stesso anno in una conferenza dei servizi al ministero dell’ambiente, con nuovi tecnici (perché nel frattempo era decaduta la segreteria tecnica del Mattm), furono rimessi in discussione dettagli tecnici che – disse allora Syndial - «erano stati ampiamente analizzati e concordati nel corso dei numerosi tavoli tecnici tenutisi dal 2006».

Nel frattempo erano già stati spesi 25 milioni di euro da Syndial per la messa in sicurezza del sito.

A che punto è l’iter oggi per il progetto di bonifica?

L’Eni fa sapere al Tirreno che «il Progetto Operativo di Bonifica dei terreni e della falda del sito di Avenza, presentato da Syndial il 5 marzo 2012, è stato analizzato in ultima istanza nel corso della Conferenza di Servizi decisoria che si è tenuta presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare lo scorso 9 settembre 2014».

«Il Decreto Direttoriale Mattm del 10 settembre 2014 ha approvato le determinazioni della Conferenza dei servizi decisoria del 9 settembre 2014, che ha deliberato di ritenere approvabile il progetto di bonifica delle acque di falda, con prescrizioni. Nel corso della stessa Conferenza decisoria, è stato richiesto a Syndial di presentare un progetto unitario che tenga conto delle prescrizioni formulate, al fine di consentire al Mattm l'emanazione del decreto di approvazione del progetto di bonifica. Syndial sta predisponendo il documento richiesto, che recepisce integralmente le prescrizioni ministeriali e che verrà trasmesso entro il prossimo mese di febbraio al Mattm».

In merito al progetto di bonifica dei terreni dell'area, il Mimistero dovrebbe quindi convocare a breve una Conferenza dei servizi istruttoria per la valutazione della documentazione presentata da Syndial.

In relazione alla bonifica della falda, nell'attesa che venga emesso il Decreto di approvazione del Piano operativo di bonifica, (previsto entro il primo semestre 2015), Syndial continua, in regime di messa in sicurezza, nell'attività di emungimento e trattamento delle acque di falda, che ormai si protrae da oltre 10 anni, nel corso dei quali sono stati emunti e trattati oltre 8 milioni di metri cubi di acqua con una spesa di circa 18 milioni di euro.

I risultati dei monitoraggi effettuati nel corso dell'anno hanno confermato la progressiva riduzione dei contaminanti, come spiega Eni: «La ricostruzione delle piezometrie ai confini idrologici di valle del sito, conferma la tenuta della barriera, ovvero tutte le acque che transitano nel sito stesso sono continuamente ed efficacemente catturate dalla barriera pozzi e inviati al trattamento in sito. I dati di monitoraggio idrochimico confermano che in quasi tutti i pozzi vi è una continua tendenza alla diminuzione della concentrazione dei contaminanti ed in alcuni casi sono stati raggiunti i valori delle “Concentrazioni Soglia di Contaminazione” che attestano la progressiva "pulizia" della falda». Non ci resta che attendere. Ma chissà quando, quali e quanti insediamenti produttivi potranno ricomparire su quell’area: anche perché, secondo Syndial per la bonifica del sottosuolo ci vorranno dal momento dell’ok del ministero, almeno cinque anni, scarnificando il terreno per alcuni metri e in alcuni casi, se necessario, fino alla falda. Per purificare completamente la falda i tempi non sono proprio neppure ipotizzati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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