Il dolore
Via Argine ancora chiusa E la riapertura è un rebus
Imprenditori del lapideo preoccupati, Fontanili: «Non si sa neppure una data» Mazzi (Furrer): «Ci siamo rimessi in piedi, ma quella viabilità a noi serve»
CARRARA. Sono trascorsi più di due mesi dall'alluvione che ha mandato sott'acqua Avenza e Marina: famiglie e aziende. Abbiamo fatto un giro all'interno di quella che era stata individuata come la "zona rossa" e siamo entrati in qualche azienda. L'impressione è che sia stato fatto un grande lavoro. Di braccia e di schiena, soprattutto. Le tracce di quel che è accaduto, però, sono ancora visibili. Nelle viuzze del "quartiere" compreso tra via Marco Polo e la pineta fronte porto ci sono ancora sacchi bianchi di sabbia davanti a tante porte. Via Argine Destro, invece, dal ponte - dove ci sono Furrer da un lato e Valta dall'altro - verso mare è ancora chiusa. Chissà per quanto ancora. Di industriali e di imprenditori a cui chiedere come va a poco più di due mesi da quell'alba tragica ce ne sarebbero tanti: 17 aziende che danno lavoro a circa 250 famiglie, ad esempio, sono solo quelle che utilizzano la strada sterrata ricavata segnando di bianco il verde di Villa Ceci. Noi ne abbiamo ascoltati due, che per altro si trovano in situazioni diverse: Gino Mazzi e Maurizio Fontanili.
Qui Furrer. Siamo in via Argine Destro. Osserviamo la Furrer dall'alto. Davanti agli occhi abbiamo ancora l'immagine del piazzale dell'azienda completamente sommerso di acqua e fango. Sembrava un tratto di mare aperto quella mattina del 5 novembre. Era spaventoso. Adesso è tutto pulito, i blocchi di marmo risplendono sotto un timido sole. In un angolo del piazzale c'è ancora un grosso cassone con dentro pezzi di lastre spaccate. Ma è in un angolo. Un po' più là vediamo un grosso mezzo giallo al lavoro: movimenta lastre. Contattiamo al telefono Gino Mazzi, che in un minuto spunta fuori con una Panda bianca da un corridoio di blocchi di pietra. Scende al volo e ci stringe la mano. «Abbiamo fatto un gran lavoro - ci dice - Ci siamo dati un gran da fare. È stata un'esperienza drammatica, questo sì. Dobbiamo però lasciarcela alle spalle e speriamo non accada più». Ci si è rimessi in piedi, insomma, ma il fatto che via Argine Destro sia off-limit è comunque una realtà con cui l'azienda deve fare quotidianamente i conti, e il fatto che i camion passino per Villa Ceci non è per Furrer una soluzione. «Noi non utilizziamo quella strada (dentro Villa Ceci, ndr) piuttosto dobbiamo recuperare una viabilità su via Argine Destro, da quella parte escono le lastre resinate; la logistica dell'azienda è pensata con due accessi, uno principale ed uno, appunto, su via Argine Destro».
Qui Fontanili. Parliamo con Maurizio Fontanili. Se la Furrer sembrava mare aperto, la sua azienda assomigliava ad una spiaggia. «Abbiamo ancora molte difficoltà - ci dice - E non ci sono segnali che via Argine Destro riapra. S'era detto fine febbraio.. ma io non ne ho più saputo nulla». Fontanili sta ultimando la conta dei danni. La perizia. Il 30 novembre ci aveva parlato di un danno complessivo di due milioni e mezzo di euro. «Forse sono un po' meno - dettaglia - Ci aggiriamo sui due milioni...Senza contare i danni non visibili, quelli subiti per effetto del fermo-attività, quelli sono difficilmente quantificabili. E poi dopo la perizia, gli avvocati, i tribunali..chissà se e quando li avremo questi soldi». Il telefono in azienda gliel'hanno riattivato ieri. Si è andati avanti con il trasferimento di chiamata. Un inghippo in più per i clienti che dal 5 novembre non sanno più che strada imboccare, non trovano l'azienda, e cominciano a contattarla telefonicamente. «Sono costretti a percorrere via Cairoli, che è una strada ridicola - dice l'imprenditore - Devono passare da Marina, non c' è alcuna indicazione, la strada è strettissima, ancora sporca». È effettivamente così: noi ci siamo passati e non possiamo dargli torto. E a questo punto è anche una questione di immagine che la nostra città dà a chi viene da fuori.
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