Scoppio del metanodotto in tribunale 3 anni dopo
Il 18 gennaio 2012 l’esplosione a Tresana: dieci ustionati uno dei quali poi morì domani udienza nelle aule di Massa per la costituzione delle parti civili
TRESANA. Il 18 gennaio di tre anni fa, l’esplosione della centralina del metanodotto Snam nella località Mulino, precisamente a Baltrina: un pugno di case sparse in una curata landa accerchiata da boschi.
Pesantissimo il bilancio, in termini umani ed economici: un morto, una decina di persone gravemente ustionate, una dozzina di case distrutte dall’eplosione o seriamente lesionate, auto e mezzi agricoli arsi alla vampata di fuoco, così come molti animali domestici e da allevamento presenti nella zona.
Erano da poco trascorse le 14 e un gruppo di operai stava lavorando con un escavatore alla centralina del gasdotto ch si trovava proprio nel mezzo del gruppo di case, da anni posizionata lì.Un lampo, seguito da una frazione di secondo da un enorme boato avvertito a chilometri di distanza. Poi le fiamme altissime che, cosa terribile, fecero da immediato punto di riferimento ai moltissimi soccorsi arrivati sul posto.
In un primo tempo si sparse la voce che era precipitato un elicottero.
Sono trascorsi esattamente tre anni da quel gelido pomeriggio di gennaio, trasformatosi in un inferno rovente. Per ironia della sorte, domani in Tribunale a Massa ci sarà la effettiva prima udienza, dopo quella in programma lo scorso 20 novembre, subito rinviata per un problema di notifiche e quindi tecnico.
«Noi e anche altri non siamo stati risarciti» aveva affermato la famiglia Amadei, una delle maggiormente colpite dall’esplosione, puntando quindi a costituirsi parte civile come peraltro fece il Comune di Tresana che ottenne poi un risarcimento di 200mila euro per danno di immagine.
Lo studio legale Domenico Carponi Schittar, di Venezia, rappresentando la famiglia Amadei, composta da Franco, dalal figlia Monica e dalla moglie, Maria Santini, sostiene che «la famiglia Santini fa parte delle vittime del disastro del metanodotto Snam e che i suoi componenti hanno riportato rilevanti danni fisici ed economici».
Monica Amadei aggiunge: «mIa madre ha avuto ustioni nel 30% del corpo. Noi ora abitiamo nella nostra casa, ma mio padre ha dovuto rifare il tetto con i propri risparmi, ma altre parti edilizie sono distrutte, il frutteto e il vigneto sono andati in fumo. Il silenzio della Snam nei nostri confronti è atroce: anche all’ultima lettera inviata il 19 aprile 2012 non ha risposto. Il Comune è stato
risarcito per danno di immagine, e noi?. Chi abita nella zona dove avvenne il disastro, non può dimenticare: l’esplosione del metano provocò un enorme cratere in un tratto interessato dalla conduttura del gas che collega Spezia a Cortemaggiore di Parma.
Fabrizio Palagi
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