La manifestazione
«Pucci è pericoloso», niente domiciliari
Il riesame respinge la richiesta del giovane accusato di tentato omicidio. Processo bis il 28 gennaio
MASSA. Giacomo Pucci resterà in carcere: il tribunale del riesame di Genova, dopo essersi preso qualche giorno di tempo per decidere se accogliere o meno il ricorso dell’avvocato del giovane, Francesco Persiani, ha mostrato il pollice verso. Il legale chiedeva i domiciliari per il suo assistito, condannato a otto anni e quattro mesi in primo grado con l’accusa di tentato omicidio per le coltellate sferrate all’addome di Giacomo Menchini durante una rissa al Baraonda, il discopub del Cinquale. Persiani sapeva che non sarebbe stato semplice ottenere l’attenuazione della custodia cautelare e per questo in subordine aveva detto di essere disposto anche a sottostare al controllo elettronico con l’utilizzo di un braccialetto. I giudici però hanno ascoltato l’avvocato dando un’occhiata ai precedenti di Pucci: tanti e gravi (aveva già accoltellato un’altra persona). Impossibile farlo uscire dalla cella, anche se il ragazzo sta male e chiede di tornare a casa.
Ma la verà novità è che la corte di Appello del capoluogo ligure ha fissato la data del processo di secondo grado: 28 gennaio. I giudici ascolteranno accusa e difesa e prenderanno una decisione in giornata. Tempi molto rapidi, insomma. Persiani contesterà il reato di tentato omicidio chiedendo la derubricazione in lesioni gravi. C’è sempre la perizia effettuata dal medico Maurizio Ratti a pesare, però.
A maggio Pucci era stato condannato a 8 anni e quattro mesi, con il rito abbreviato. Le sue condizioni di salute, durante la detenzione - è stato arrestato poco più di un anno fa - sono peggiorate. Ha perso una decina di chili ed è in uno stato depressivo che preoccupa i suoi familiari. Così verranno richiesti i domiciliari, anche dopo la sentenza bis. Soprattutto se ci sarà un’attenuazione della pena. La speranza del suo legale è che i giudici comprendano la necessità del giovane e concedano una custodia cautelare meno opprimente. L’episodio che lo ha portato in carcere era avvenuto verso la fine di dicembre 2013 davanti al discopub del Cinquale Baraonda.
Il gup Alessandro Trinci aveva letto la sentenza a maggio dopo che il sostituto procuratore Rossella Soffio, che ha condotto le indagini svolte dalla squadra mobile di Massa-Carrara, aveva chiesto dieci anni di reclusione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
