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Appello in tre udienze, poi la sentenza

Appello in tre udienze, poi la sentenza

Genova ha deciso: a marzo si chiuderà il processo. A sostenere l’accusa il pm Manotti: «La prescrizione così si allontana»

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MASSA. La corte di Appello di Genova oltre a fissare la data della prima udienza del processo di secondo grado sulle false cremazioni del Mirteto ne ha calendarizzate altre due. Appuntamento il 13, il 20 e il 27 marzo 2015. L'appello finirà lì. In tempo per evitare buona parte delle prescrizioni, perché poi la Cassazione a meno di clamorose richieste è abbastanza celere nel sbrigare i fascicoli che le arrivano da tutta Italia. Anzi fa viaggiare su una corsia preferenziale i procedimenti con i reati in odore di prescrizione. Soddisfatti un po' tutti, soprattutto le famiglie dei defunti che sono stati dispersi da quelli della Euroservizi e da chi non ha controllato il loro lavoro. E soddisfatto il sostituto procuratore Federico Manotti, che ha ottenuto il via libera dal procuratore generale Vito Monetti e quindi rappresenterà l'accusa anche in secondo grado.

«Sono contento - dice Manotti confermando la notizia delle tre udienze già fissate - perché tutto sommato i tempi tra primo e secondo grado sono stati contenuti. È passato poco più di un anno e torniamo in aula, va bene così direi». Il sostituto procuratore nega che ci siano stati intoppi precedenti: «E' l'iter dei maxi processi come quello sulle cremazioni, tanti imputati, imputazioni multiple e tantissimi testimoni. Solo per l'udienza preliminare abbiamo impiegato un anno, e mi creda che costruire il fascicolo non è stato così semplice. Più il procedimento è complesso, più i tribunali vanno in affanno».

Manotti è doppiamente contento, perché Monetti ha accolto la sua richiesta di applicazione: «Rappresenterò l'accusa anche in appello, del resto avevo dato la mia disponibilità all'applicazione dopo aver impugnato la sentenza di primo grado. Mi piace il fatto di essere io il pubblico ministero che ha fatto le indagini e che porterà a termine la causa di merito (la Cassazione valuterà la legittimità)». E sui motivi di appello argomenta: «Più che altro l'impugnazione verte sul mancato riconoscimento del reato associativo e abuso di ufficio a Fialdini. C'è poi l'assoluzione dell'ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta che non mi convince e la pena a Renato Alibani secondo me non è congrua».

E aggiunge: «Il mancato riconoscimento del reato associativo a Fialdini mi sembra la parte meno convincente della sentenza di primo grado. Senza un gancio in Comune Euroservizi non avrebbe potuto fare il bello e il cattivo tempo nella gestione dei servizi cimiteriali».

Manotti poi parla dell’attenzione mediatica che di fatto ha dato una spinta all’iter processuale: «I riflettori si erano accesi già nelle prime fasi dell’indagine, il sequestro del forno e gli arresti avevano fatto molto clamore. Poi c’è stato il caso prescrizione e i media, anche grazie al giornali locali, hanno capito che c’era il rischio di vanificare tutto. Purtroppo la prescrizione è un dato oggettivo con cui dobbiamo fare i conti, calcolatrice alla mano forse qualche mesetto in qua e là lo raggranelliamo ma insomma più di tanto non si può fare. Sempre che qualcuno degli imputati non intenda rinunciarvi, è un loro diritto se sono convinti di essere innocenti. Ma queste sono scelte personali su cui non entro».

Infine sulle insidie del processo bis Manotti è chiaro: «Le difese proporranno il loro cavallo di battaglia, la rapidità del passaggio dei testimoni dopo che è stato mutato il collegio. Domande potevano farne e qualcuno le ha anche fatte, non vedo dove sta il problema». A fine marzo quindi la sentenza di appello, poi toccherà alla Cassazione dire la sua: «Qui ci saranno meno problemi, la cancelleria stabilisce le udienze in base ai tempi della prescrizione. Sono fiducioso».

Danilo D’Anna

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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