Il Tirreno

La carica delle 98 sagre Ma la “Cozza” è bocciata

La carica delle 98 sagre Ma la “Cozza” è bocciata

Pioggia di domande per feste “enogastronomiche”, 76 quelle finora ammesse L’appuntamento di Cervara fuori perché i mitili non sono un “prodotto tipico”

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MASSA. C’è la festa vegetariana e c’è quella del Pd, la sagra della castagna e Massa Comics, la sagra della Panzanella e Canevara in festa. Sono 98 le manifestazioni con “attività temporanee di somministrazione alimenti e bevande” – cioè sagre e feste dove “si mangia” – in calendario per il 2015. 23 di esse sono organizzate da partiti o movimenti politici; 52 da associazioni varie; altre 23 da parrocchie. Di esse, però, ne sono state autorizzate dal Comune, sulla base del regolamento in materia, soltanto 76. Le altre sono escluse, almeno per ora, perchè non rispettano uno o più articoli di quel regolamento.

Un settore, comunque, che che non sembra conoscere crisi quello delle sagre, un settore che il Comune cerca di regolamentare con un occhio alle esigenze dei ristoratori “fissi” (pizzerie, trattorie e ristoranti si lamentano da tempo della concorrenza delle sagre) e con l’altro agli spazi disponibili. Che sono, spesso, spazi pubblici.

Il risultato è che ben 22 manifestazioni, che dovevano tenersi al parco della ex Comasca a Ronchi sono state escluse dal calendario approvato dal palazzo civico perché le date indicate dagli organizzatori nella richiesta si sovrapponevano le une alle altre. A pagarla sono feste di partito, dei 5 Stelle come dei Carc e come la Festa Tricolore in una falcidia bipartizan. Ma è probabile che si tratti di una bocciatura sub judice. Se, come il Comune aveva richiesto (ma come non hanno fatto gli organizzatori entro i tempi indicati), i promotori concorderanno un calendario assieme alla Afaph Onlus, la associazione che ha in gestione il parco, si potrà arrivare a una ricomposizione del problema.

Ma c’è anche un’altra sagra, la Sagra della Cozza, a rischio. Organizzata ogni anno, da 15 anni, dall’Arci Cervara al Parco di Cervara, è stata esclusa perché non è una festa del “prodotto tipici massese. Il suo “brand” è, appunto la cozza (e con essa le fritture di mare, il pesce povero con le acciughe in testa), che non rientra fra i prodotti tipici locali come invece il biroldo, il limone, l’arancio, la pecora massese, i funghi la castagna e decine di altre tipicità della zona. E il regolamento che disciplina le manifestazioni di questo tipo parla chiaro: lo scopo primario quello di valorizzare i prodotti locali e. Non solo, gli organizzatori hanno proposto un periodo di manifestazione troppo lungo. L’appuntamento con la cozza, tuttavia, un appuntamento fra i più frequentati dell’estate massese (5-600 coperti a sera per 7- 10 giornate) e tra i più organizzati – si è dotata anche di un sistema computerizzato per gli ordini dai tavoli alle cucine –, prevista come ogni anno in agosto, dovrebbe essere tuttavia salvato. Ieri c’è stato un incontro fra gli organizzatori dell’Arci e il segretario generale del Comune. Incontro da cui è uscita la promessa, da parte del Comune, di rivedere le autorizzazioni. La via d’uscita sembra quella di concedere alla Sagra della Cozza di rientrare fra quelle ammissibili riconoscendo ad essa la qualifica di sagra della “tradizione”, che viene concessa dalla giunta alle manifestazioni che si tengono da oltre 15 anni.

Claudio Figaia

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