Sicurezza
Eroina a Villa Ceci, arrestate sedici persone
La banda italoafricana era seguita dai carabinieri da un anno e mezzo Le manette sono scattate all’alba. Le famiglie protestano: «Li vogliamo a casa»
MASSA CARRARA. Criminali organizzati, questo erano le sedici persone (più le due senza fissa dimora che sono sfuggite alla cattura) che sono state arrestate ieri mattina all’alba dai carabinieri del nucleo investigativo di Massa Carrara. Trafficati e spacciatori, perlopiù nordafricani, di eroina. Ma anche massesi e carraresi. Droga che facevano arrivare ai piedi delle Apuane con viaggi in auto o furgone, ma anche sui mezzi pubblici, dalla campagna pisana per poi smerciarla in piccola quantità alla Partaccia e il resto a Villa Ceci, a Carrara. Proprio quest’ultima location era la preferita dalla gang perché sufficientemente appartatata, sufficientemente degradata e sufficientemente controllabile. Nel senso che erano i malviventi a presidiare il territorio per evitare brutte sorprese dalle forze dell’ordine. Non sapevano gli spacciatori, però, di essere nel mirino della procura di Massa dal giugno del 2013. Mentre loro osservavano con i binocoli a raggi infrarossi dalle collinette della villa i movimenti di pattuglie e volanti, venivano intercettati e pedinati da uomini in borghese. Su ordine del sostituto procuratore Alessandra Conforti.
Un’inchiesta vecchio stile, quelle che fanno consumare le suole delle scarpe, ma anche un’inchiesta molto tecnologica (i pusher tra un po’ le cimici le avevano anche addosso senza accorgersene). I trafficanti si rifornivano nella provincia pisana e da lì portavano l’eroina a Massa Carrara in auto oppure con un vecchio furgone. Quando volevano dare meno nell’occhio possibile, e quindi dovevano trasportare carichi importanti di polvere marrone, salivano sui treni regionali, praticamente sicuri di non essere né fermati né controllati.
È dall’inizio dell’estate del 2013 che i carabinieri stavano cercando di ricostruire la rete che legava la banda di spacciatori. Non è stato semplice, perché le difficoltà sono state molteplici, dato che l’organizzazione faceva attenzione a non dare troppo nell’occhio. Il nucleo investigativo, comandato dal capitano Giuseppe Saccomanno, però si è messo al lavoro e ha dato vita a una serie di servizi di osservazione, controllo e pedinamento. Ma i militari, dato che non sempre potevano avvicinarsi alle aree dove si spacciava regolarmente, hanno utilizzato riprese foto e video per immortalare i momenti in cui avveniva il passaggio denaro-droga, con l'acquisizione di informazioni testimoniali e con il sequestro di sostanza stupefacente. Soprattutto i testimoni, clienti dei pusher, hanno fornito elementi utili agli inquirenti.
Durante l’indagine erano già state arrestate in flagranza di reato otto persone, denunciate in stato di libertà altre tre e segnalati all'autorità amministrativa ulteriori dieci soggetti quali assuntori di sostanze stupefacenti, oltre al sequestro di più di settecento grammi di eroina.
Le manette scattate all’alba in tutta la provincia apuana hanno interrotto un'importante attività di spaccio di eroina che ormai aveva messo radici profonde a Massa e Carrara. Protagonista un gruppo criminale i cui componenti, magrebini e italiani, erano soliti comportarsi da veri e propri "pendolari dello spaccio", portandosi quotidianamente dal pisano a bordo di mezzi pubblici e privati a Villa Ceci di Carrara, dove cedevano a terzi lo stupefacente di volta in volta trasportato. Il terreno notoriamente luogo di attività illecite e ricettacolo di malviventi, per la morfologia del territorio, caratterizzato da campi agricoli e ampie distese, non permette una facile attività di osservazione, controllo e pedinamento dei soggetti indagati da parte delle forze di polizia, con il rischio incombente di essere localizzati dagli spacciatori, disposti su quel territorio in posizioni strategiche, sempre pronti a dileguarsi e a occultare lo stupefacente nei terreni circostanti.
Dopo gli arresti gli indagati sono stati portati prima nella caserma La Plava e dopo in carcere. C’è stato un via vai di pattuglie e di auto di avvocati e di parenti. I legali sono andati a prendere l’ordinanza di custodia cautelare dei loro assistiti, mentre mogli e fidanzate volevano sapere quando sarebbero tornati a casa i loro compagni. I militari a qualcuno avevano assicurato che si trattava di un interrogatorio e poi sarebbero scattati i domiciliari, giusto per non avere problemi durante l’operazione. Così quando invece i familiari hanno capito che la destinazione sarebbe stato il penitenziario di via dei Pellegrini hanno protestato vivacemente. Soltanto un attimo di tensione, perché poi è regnata la calma e chi aveva alzato la voce (soprattutto una ragazza che voleva abbracciare il suo fidanzato) è tornato sui suoi passi, seguendo i consigli dell’avvocato.
Nei prossimi giorni le sedici persone che hanno passato la loro prima notte in cella verranno interrogate dal giudice delle indagini preliminari. In carcere. L’inchiesta intanto non è finita qui. Anche perché mancano due persone all’appello.
Danilo D’Anna
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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