Il Tirreno

Carrione, primi interrogatori in Procura

di Alessandra Vivoli
Carrione, primi interrogatori in Procura

Sentiti i responsabili delle ditte Giovannini Costruttori e della Elios che si sono occupate dei lavori sull’argine del fiume

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CARRARA. Alluvione, una nuova svolta. E, forse, si tratta di quella necessaria per dare un’accelerazione a un’indagine che sembra davvero in dirittura di arrivo.

Sono cominciati i primi interrogatori, in Procura, delle “persone informate sui fatti”.In sostanza sono stati interpellate le ditte che hanno eseguito (materialmente) i lavori sul Carrione.

Proprio ieri mattina sono stati sentiti i responsabili delle ditte che si sono occupate dei lavori di messa in sicurezza dell’argine del fiume Carrione. Quello stesso argine del quale, il 5 novembre scorso, si sono sbriciolati 114 metri, consentendo al fiume in piena di travolgere Marina di Carrara.

Sentiti in Procura i vertici della Giovannini e della Elios. In Procura sono quindi sfilati arrivati i responsabili della Giovannini Costruttori di Narni Scalo (la ditta che aveva vinto l’appalto per i lavori dell’argine distrutto) e quelli della Elios di Aulla, a cui parte dei lavori erano stati poi appaltati. Un ultima tranche, lo ricordiamo, e un ulteriore subappalto alla Elios è stato bloccato dal presidente della Provincia Narciso Buffoni nelle fasi immeddiatamente successive all’alluvione.

Quello che la procura vuole ricostruire, le indagini lo ricordiamo sono condotte dal procuratore capo Aldo Giubilaro e dal pm Vito Bertoni, è l’andamento dei lavori che hanno riguardato l’asse del fiume Carrione, non solo la parte crollata nel novembre scorso. E così si è scleto di cominciare dall’inizio: partendo proprio dalla ditta Giovannini Costruttori (aggiudicatrice dell’appalto) e subito dopo dalla Elios che si è occupata di lavori in subappalto.

L’obiettivo è capire proprio come sono stati svolti - anche materialmente quindi con un approfondimento sull’utilizzo die materiali (ricordiamo che il polistirolo trovato nell’argine spezzato era finito sotto accusa da parte dei residenti della zona finita sott’acqua) quei lavori che, sulla carta, avrebbero dovuto garantire la sicurezza dell’argine.

Poi si dovrà fare chiarezza anche sui lavori in subappalto e sulle varie tranche che hanno caratterizzato l’andamento del cantiere lungo il fiume Carrione.

Intanto sono state acquisite le prime deposizione dei testimoni.

Ricordiamo che non ci sono nuovi iscritti al registro degli indagati, dove restano i nomi degli ingegneri Stefano Michela, dirigente ai Lavori Pubblici della Provincia, e Franco Del Mancino direttore dei lavori e responsabile alla sicurezza del cantiere. Adesso si è entrati nella fase testimoniale di un’indagine ampia e delicatissima.

Chiamati a testimoniare anche gli imprenditori. I prossimi testimoni a sfilare in Procura saranno gli imprenditori, quelli delle aziende danneggiate lungo la via Argine destro, a ridosso del pezzo di muro crollato. Proprio alcuni di loro, come Giorgio Vanelo, l’allarme per quell’argine, lo avevano lanciato a più riprese. Ora dovrà ripercorrere le fasi di quanto avvenuto nei mesi precedenti all’esondazione . Non solo verranno chiamati come testimoni anche i residenti che avevano segnalato la pericolosità dell’argine e coloro che, la mattina del 5 novembre, hanno visto proprio sotto i loro occhi, cedere, sotto la pressione del fiume in piena la parte dell’argine che ha provocato così l’esondazione del Carrione.

Insomma con tutti questi interrogatori in Procura si cerca di acquisire il maggior numero di elementi possibili per arrivare alla chiusura dell’indagine entro la fine del mese.

La cronologia dei lavori. I lavori all’argine destro erano stati avviati e non completati in quanto realizzati per stralci. Proprio sugli stralci, sulle varie assegnazioni e su un maxi progetto andato avanti a singhiozzo vuole fare chiarezza la Procura. E per poterlo fare ha cominciato dall’inizio. O meglio dal vertice: dalla Giovannini Costruttori e dalla Elios.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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